Fare un orto - Parte VI - La pacciamatura
25/08/2007
La pacciamatura è in primis una tecnica di conservazione del terreno. Ogni terreno coltivato infatti è il risultato di specifici equilibri che vi si formano, cui partecipano diverse tipologie di organismi, dalla flora batterica ai vegetali, ai vari regni animali. Utilizzare la pacciamatura vuol dire inserirsi negli equilibri senza alterarli, ma governandoli e modificandoli in modo naturale consentendo agli ortaggi di irrobustirsi, senza usare agenti chimici esterni a tali equilibri.
Ovviamente la tecnica puo' essere utilizzata in modo naturale ed in modo artificiale. Sconsiglio vivamente l'impiego di pacciamatura artificiale (l'utilizzo di teli di plastica nera stesi sul terreno) in quanto oltre a compromettere molte delle reazioni aerobiche dei batteri del suolo, riscaldano enormemente il suolo, correndo il rischi di bruciare le piante.
Molto meglio utilizzare la paglia. Ecco come.
Usare la pacciamatura non vuol direaltro che fare quall'operazione che naturalmente è compiuta dalla caduta delle foglie nei boschi (sopratuttto di castagno). Le foglie cadono sul suolo formando uno strato spesso che viene degradato lentamente dai batteri fornendo salim inerali importanti all'humus del terreno. Inoltre lo spesso strato di foglie evita la nascita di piante infestanti che potrebbero mettere in pericolo il bosco stesso. Quando si parla di bosco "sporco" si parla prima di tutto di un bosco che rischia di morire.
Dove si utilizza la pacciamatura?
La pacciamatura si utilizza nei fossi di fianco le colture e anche nei filari dove sono piantate le piante.
Per stendere la paglia bisogna aver prima zappettato il terreno ed eliminato tutte le piante infestanti. Poi si stende la paglia in uno strato di 3-4 cm circa, contornando i fusti degli ortaggi fino ad 1 cm dal gambo, in modo da lasciare un minimo spazio di "respiro" alla pianta. Dopo aver steso la paglia, la si deve bagnare abbondantemente in modo da compattarla e fare in modo che il vento non la sparga ovunque.
La pacciamatura intesa in questo modo consente due vantaggi: il suolo non raggiunge temperature elevate; l'acqua non drena via la terra quando innaffiamo.
Importanti sono da ricordare alcuni consigli per la rimozione della pacciamatura a fine coltura.
Se stiamo parlando di piante che finiscono il loro ciclo in autunno, possiamo lasciare la paglia al suo posto tutto l'inverno. In questo modo il suolo sarà protetto dagli agenti atmosferici invernali. In ogni caso all'incirca 50 giorni prima della semina/trapianto della nuova coluta, la paglia deve essere rimossa. Si puo' procedere in due modi: trinciando la paglia ed interrandola, oppure semplicemente rimuovendola. Il consiglio è di trinciarla. In qesto modo i batteri la degraderanno prima e gli oligominerali rimarranno nel terreno arricchendolo.
Prossima tappa la legatura e il posizionamento della canne.
Puntate precedenti: [Parte I Girare la terra] [Parte II - Concimare] [Parte III - Esposizione e irrigazione] [Parte IV - La semina in semenzaio] [Parte V - Trapiantare]




Bellissimo vedere tante persone dedicate al tema orto “bio-perma-sinergico-dinamico-naturale-eccetera”.
Ho potuto constatare che le traspolazioni di metodi non servono. Quello di Fukuoka va bene (forse) in Giappone perchè là hanno un regime di piogge monsonico. Inutile in Patagonia o in Toscana. Quello di “Indore”, per fare compost, va bene a Indore, in India. Provato in Patagonia con risultato scarsissimo. Sono convinto che non esiste nemmeno un metodo “italiano” per l’orticoltura. Il Veneto non è come la Sicilia. Dopo averne provato differenti per circa 7 anni in Patagonia, cinque in Toscana confinante con l’Umbria e altri cinque vicino ad Arezzo, sono arrivato ad alcune conclusioni. 1) Non usare la vanga per rivoltare la terra. Questo fa sparire la materia organica (Vedere “Plowman Folly” di Faulkner). Ho usato un “arieggiarore profondo” e una forca-vanga. 2) Ridare alla terra come minimo la stessa quantità di materiale che si è raccolta. Sia con pacciamatura che con compost. 3) Dopo un raccolto, non lasciare mai il terreno scoperto: pacciamare o riseminare subito qualsiasi cosa per usare poi come pacciamatura (crescione, leguminose, senapa, rapanelli, ecc. 4) Usare associazioni e rotazioni e, come riposo della terra, leguminose (piselli, fagioli, taccole, fagiolini,ecc). 5) Usare molta pacciamatura (paglia, foglie senza tannino o resine, scarti di cucina, ecc) specialmente in autunno in modo di trovare il terreno pronto, senza essere lavorato, in primavera. 6) Non avvicinare due o più famiglie (pomodori e patate, cavoli e rapanelli). 6) Molte altre che non elenco per mancanza di spazio. Ho un video di queste esperienze (non in vendita).
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sono molto contento che tu sia rimasta KO. Perchè, spero, perchè così avrai imparato quello che NON si deve fare. Se il tuo "nuovo" orto era stato incolto da un po' di tempo, meglio se da parecchi anni, il suo suolo si sarà arricchito di materia organica, che è la cosa più importante per fare orticultura. Anche agricultura, giardinaggio, ecc. Un grande maestro dell'orticultura organica (biologica la chiamiamo in Italia) affermava che per poterla fare è necessario avere un suolo con 9 % di materia organica. Nella mia fattoria in Patagonia avero circa il 6%. Nella Pampa umida, circa il 3 a 4%. In Italia ... informati! Un agricoltore della pianura padana mi ha detto che sono vicini al
0,2%. Il deserto si definisce come un suolo con 0% di materia
> > organica. Il miglior modo per perderla? Arare e vangare. Leggere
"Plowman Folly" di Faulkner (forse non tradotto in italiano, sì in spagnolo: "La insensatez del agricultor"), Fukuoka e altri. Il mio orto, dal 1995 al 2000, l'ho incominciato a ottobre, tritando tutte le erbacce con un decespugliatore, anche ortiche alte un metro, per poi ricoprirle con uno strato di circa 10 cm di paglia. Ogni tanto interravo il forcone a 4 denti SENZA RIVOLTARE IL SUOLO. In alcuni posti, passati alcuni mesi, e dopo aver spostato la pacciamatura, l'arieggiatore profondo della Wolf. Ricoprivo nuovamente con pacciamatura. Arrivata la primavera il suolo era soffice, con moltissimi lombrichi e pronto all'uso. Non ho mai più rivoltato il suolo. Anche perchè in questo modo si riportano in superficie molti semi di erbacce che ... germineranno!. Se non viviamo lontani ti potrei far vedere il mio video (circa un ora) dove mostro questa esperienza, dall'inizio ai raccolti. Io vivo in Toscana, Arezzo, ma sono anche disposto a muovermi se non troppo lontano. Mia mail quadro333@yahoo.it Non scoraggiarti. Se qualcosa non va, non dare la colpa ai muscoli, al suolo, ai semi, agli insetti o a qualsiasi altra cosa. Piuttosto chiediti: dove ho sbagliato? Dimenticavo: ho scelto di provare la tecnica dell'orto senza vanga nè zappa, oltre che per i motivi descritti, perchè ho la schiena a pezzi. Anche perchè a dicembre compio 71 anni. Buone feste.
Inviato da picolo45 — 09 Dic 2007, 17:46