La rappresentazione della violenza e il fenomeno Chiamparino
Il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino, non è nuovo in quanto a sparate che lasciano il pempo che trovano. L'ultima in ordine temporale è di ieri, in occasione dell'incontro con Oreste Scalzone organizzato dall'Askatasuna. Ringalluzzito probabilmente dai sondaggi che lo danno come sindaco più amato d'Italia, in acerrima e spietata rivalità con il collega romano Veltroni, il prode Sergio si è quasi ingarbugliato su se stesso mentre dichiarava ospite sgradito alla Città di Torino lo Scalzone conferenziere. Il perchè? Sergio o spiega cosi': «La presenza di Scalzone è inopportuna, soprattutto in un momento come questo. Istituzioni e partiti devono dare un segnale chiaro nei suoi confronti e di chi gli dà spazio».
Un segnale che deve esere chiaro, e che deve essere il suo. Il conflitto sociale puo' generare eversione e quindi va governato da chi si colloca vicino ai movimenti di protesta. Poco importa il merito delle questioni o i perchè delle proteste. Il problema è di ordine sicuritario. Questo è il basso livello su cui ci si muove in termini di conflitto politico oggi. Nessuna elaborazione delle cause scatenanti i conflitti e nessuna voglia di fare i conti con il proprio passato recente e lontano. Un grado di dibattito che si sposta dall'imposizione di progetti e leggi all'imposizione di una condotta alla quale si deve attenere chi contesta. Al di là di ogni considerazione, è importante notare come l'intero dibattito sulla questione si sviluppi attraverso immagini di scenari futuribili e attraverso immagini mediatiche dell'odierno. Un dibattito sulla violenza che si scatena proprio attraverso le immagini e lo spazio che esse disegnano negli immaginari. Come le scritte contro la Binetti che, vorrei capire, di per sé, quale evidenza eversiva hanno. Se non quella delle ipotesi che si traccia e alle quali poi si crede.
Una dimensione che coinvolge anche chi, nelle intenzioni, vuole distruggere questo sistema, ma che al finale si trova a giocare sul campo avversario, attraverso "attentati dimostrativi" che sono più dimostrazioni che attentati. Una guerra a bassa intensità giocata sull'immagine da dare di sé, che punta da entrambi i lati, più al titolo di apertura dei giornali il giorno dopo che alla sostanza delle questioni in ballo. Siano esse il sistema carcerario, la precarietà o le lotte contro gli ecomostri. Ed è per questo che le immagini diventano pericolose.




sei il primo che sento che non dice: "torino/milano/bologna/napoli /roma(i termini sono intercambiabili) e' una citta laboratorio!!"
e per questo ti stimo :-)
l'autocompiacimento e la retorica della campagna acquisti a volte ottenebra quella che e' la realta' dei fatti,
cioe' che dalla "caduta delle grandi narrazioni" tutta italia e' diventata un laboratorio, e che i vari sindaci sobo diventati come contadini che si curano, ognuno, il proprio orticello.
D'altronde in mancanza di direttive nazionali restrittive da parte del soviet centrale, ognuno utilizza i metodi che vuole per estirpare l'erba cattiva; metodi che, e bene ricordarlo, sono spesso suscettibili di estensione sul larga scala...
Ed ecco che, all'appello di cofferati sull'opportunita' di far parlare l'ex Curcio a bologna, si unisce la voce di chiamparetto che ricalca pari pari il motto del omonimo sergio, come strategia comunale gia provata con successo...
del resto quel che conta sono i 10 minuti di pubblicita' che dedichera' il tg2 alla questione, e l'aggiungere un pezzetto personale di immaginario alla strategia di epurazione nazionale...
piccioni e fave
Inviato da mugen — 08 Mar 2007, 17:28
Evidentemente per fare i sindaci più amati d'italia bisogna apparire puliti. Per apparire puliti bisogna prendersela con chi può sembrare sporco perché non fa parte del sistema del pensiero unico (o magari cerca semplicemente di ritagliarsi spazi nuovi). Un sindaco considera sconveniente la presenza di un oratore, un altro sindaco difende il corteo di forza nuova o il congresso dei neofascisti nel nome della libertà di pensiero... Due pesi, due misure e, come dice mugen, 10 minuti di pubblicità nel tg2, per farsi più belli di Veltroni...
Inviato da Mario — 08 Mar 2007, 19:54
Mugen sono molto d'accordo con te, soprattuto rispetto all'accenno alla caduta delle grandi narrazioni. Credo molto anche io in questo elemento chiave per analizzare la questione. La crisi delle socialdemocrazie come momento nel quale la questione sicuritarista viene assunta da moltissimi sindaci come elemento centrale della propria azione. E, ovviamente non esistono politiche securitariste migliori di altre. Ognuno le interpreta a suo modo, quidi in peggio. Che sia Cofferati, Veltroni o Chiamparino.
Inviato da ombra — 08 Mar 2007, 23:18