ombra

Offri un dito a Maroni

segnalazioni — Inviato da ombra @ 09:22
05/07/2008
 

Colpevoli di scaricamento

segnalazioni — Inviato da ombra @ 05:58

02/07/2008

 

 

In Portogallo un uploader è stato condannato a novanta giorni di carcere per caricamento di materiale coperto dal copyright, e sarebbe stata applicata una pena così severa per dare l’esempio. 90 giorni di carcere.

Negli Stati Uniti, Daniel Dove, uno degli amministratori di EliteTorrents (uno dei tracker BitTorrent più popolari tra il 2003 e il 2005,responsabile della pubblicazione della prerelease di Star Wars Episodio III “La vendetta dei Sith” ben 12 ore prima della sua uscita) è stato condannato da una giuria per violazione di copyright.  

In Italia, 4 persone richiano fino a 4 anni di galera, per aver condiviso illegalmente musica, video e giochi. Enzo Mazza, presidente della Fimi, la Federazione dell'industria musicale italiana, ha applaudito l'operazione, sottolineando che «colpisce un importante sistema di intermediazione di contenuti illeciti con numeri consistenti, una vera e propria centrale di spaccio di musica illecita». L'analogia tra lo scaricamento di musica e lo spaccio di sostanze stupefacenti è una perla.

La moderna caccia alle streghe continua ognidove.


Lessici ed estetiche intorno alla Tav

segnalazioni — Inviato da ombra @ 05:22

01/07/2008

Leggo un interessante articolo de La Stampa a proposito della Tav. In realtà dovrebbe essere una infografica di quelle sfigate che sono soliti proporre sulle orrende pagine web che contraddistinguono l'edizione on-line del giornalaccio. Ma, ovviamente, non funziona. La cosa interessante è tuttavia un'altra: la TAV (nome ormai percepito come minaccioso e controverso) cambia nome. Diventerà F.A.R.E.: Ferrovie Alpine Ragionevoli ed Efficienti. E lo sappiamo perchè è cambiato il nome. Volete mettere quanto rassicurante può essere per il nonnetto alpino media, quell'acronimo assolutamente senza significato, che contiene le parole Ragionevolezza ed Efficenza. Una sigla studiata per benino a tavolino che rappresenta il nuovo fronte dell'assalto dei Si Tav alla Val Susa: quello mediatico.

A questo si contrappone la sregolatezza della grafica No Tav, che dopo aver reinterpretato in modo geniale l'epopea di Asterix, Obelix ed il villaggetto gallico che resiste ai romani invasori e portatori della civiltà, misteriosamente scivola proprio sulla metafora creata ad hoc.


Sul flyer del Campeggio Notav (clicca sull'immagine per ingrandirla) di fine luglio troviamo infatti una curiosa immagine di sfondo dove accanto ai personaggi gallici ed ai vari popoli da loro incontrati, ci sono a braccetto alcuni consoli e centurioni romani, intenti a brindare con loro. 

Svista o lapsus? :)


4 luglio - IndYpendence Day

segnalazioni — Inviato da ombra @ 08:50

30/06/2008

 

 

E' ormai da più di un anno che i nodi italiani di Indymedia hanno ricominciato a lavorare sui territori riportando in contesti locali le pratiche e i principi che sostanziano/animano il lavoro del Network Internazionale di Indymedia. La necessità di creare contesti e spazi in cui chiunque potesse continuare a diventare il proprio media, attraverso meccanismi di pubblicazione aperta e di tutela della privacy, rappresentava infatti una realtà che doveva continuare a trovare spazi di
esistenza e che quindi non si concludeva con la chiusura di Indymedia Italia.

Le limitazioni e i meccanismi dell’informazione mainstream non sono cambiati nel corso di questi anni e lo squilibrio di potere dei processi bdi comunicazione si è mantenuto intatto, quando non rafforzato. Oggi il compito della comunicazione indipendente non è solo più quello di offrire uno spazio dove consentire la libera pubblicazione di contributi ed una narrazione "altra" della realtà. Proprio per la rapida evoluzione del web in questi ultimi anni e la sempre più diffusa accessibilità dello
strumento, oggi diventa fondamentale salvaguardare la peculiarità del metodo di Indymedia e rendere più fruibile e sinergica l'enorme quantità di informazioni che nella rete si distribuiscono, in modo da renderle facilmente reperibili ed efficacemente utilizzabili.

E' per questo che i nodi italiani di Indymedia nati in questi anni hanno deciso di aprirsi ad un progetto nazionale attraverso la costruzione di un aggregatore. Un luogo nel quale convogliare e moltiplicare le energie e i flussi di comunicazione provenienti da luoghi diversi, che si compone delle diverse visioni e pratiche di mediattivismo determinate dai bisogni contingenti e dalle necessità che ogni territorio esprime.

L’aggregatore può generare una comunità diffusa, risultato della collaborazione di molteplici reti di attivisti, centri sociali e realtà che si occupano di comunicazione, che individuano in italy.indymedia.org il catalizzatore della narrazione dal basso della realtà. A tutt’oggi, percepiamo ancora l'importanza di una piattaforma di riferimento su cui far convergere le specificità dei progetti di informazione indipendente locali in lingua italiana e di offrire un'occasione di produzione, elaborazione e diffusione dei contributi da
essi prodotti, legati ad un modo orizzontale di gestione della comunicazione, nel senso più estensivo di questo termine. Il lungo processo di ridefinizione dei mezzi e degli scopi di Indymedia Italia si è concluso in questa sua prima parte.
Se ne apre una nuova.

Il 4 luglio 2008 Indymedia Italia torna online.


L'IndYpendence Day non è solo una data. E' un simbolo.
Nel 1054 per i cinesi, era l'esplosione della Supernova del Granchio.
Nel 1865 per gli inglesi era la pubblicazione di Alice nel paese delle meraviglie.
Nel 1880 per i Pistoiesi era la nascita dell'anarchica scrittrice Leda Rafanelli.
Ogni anno, per tutti, è l'afelio, il giorno in cui la Terra è alla sua massima distanza dal Sole.

Per noi, nel 2008, significa il ritorno di un progetto collettivo e indipendente di informazione.

4 luglio - IndYpendence Day
Voi fate i piani - noi la storia


http://italy.indymedia.org

 


 


Razza: paura eh?

segnalazioni — Inviato da ombra @ 10:15

28/06/2008

E così ci siamo arrivati. Siamo arrivati alla schedatura etnica, dove il termine "etnia" sostituisce e combacia perfettamente con quello di "razza". Come per le "missioni umanitarie", che non sono altro che un modo gentile per definire gli interventi militari all'estero, anche la parola etnia (genericamente considerata come più dolce e non discriminante) fa il suo ingresso nel vocabolario italiota. Una scelta, questa, che priva la parola del suo significato originario, ben preciso e distinto da quello di "razza".

Al di là di questo scippo culturale, è ormai normale sentir parlare di etnia. Ok, diamolo per assodato e passiamo oltre.

Gli esponenti di questa maggioranza di governo hanno deciso di prendere le impronte digitali a tutta la popolazione Rom (dove per Rom, penso che intendano l'insieme delle popolazioni di origine tzigana, ma, ovviamente, è solo una semplificazione mediatica, mica ignoranza, ci mancherebbe), bambini compresi. Questo popolo/non-popolo conta in Italia 160.000 appartenenti. Nel 1994 erano 110.000. Stiamo parlando di questi numeri. Stiamo parlando di una popolazione che oggi conta all'incirca per lo 0,3% della popolazione italiana. Eppure, proprio perchè questa popolazione è aumentata del 50%, passando dallo 0,2% allo 0,3%, essa viene additata come "un problema". Intendiamoci, se una minoranza così piccola è in grado di mettere in crisi un intero sistema statale, direi che questo sistema è quantomeno fragile. Ma il punto non è questo. Il punto è che noi stiamo ragionando sul fatto che questa minoranza di persone, al suo interno contenga una minoranza di persone che sfrutta dei minori mandandoli a chiedere l'elemosina. Tutti, dal Pdl al Pd, si spremono le meningi per capire in che modo fermare questa barbarie dello sfruttamento minorile di questo popolo, EVIDENTEMENTE inferiore. Tra tutti spiccano la nipote del fu Duce e il più stronzo della compagnia, che sembrano essere diventate le due nuove celebrità dello starsystem mediatico-informativo e che aggiungono che oltre all'accattonaggio, gli adulti Rom userebbero i figli nell'ambito della prostituzione e del traffico di organi. Ora, a parte l'evidente razzismo che parte da un singolo caso per generalizzare all'intera etnia razza un comportamento, devo dire che si vede davvero molto che i due compagni di merende non hanno assolutamente idea di quel che stanno dicendo. Non conoscono la realtà dei campi nomadi e sono mossi da altri intenti.

Per inciso, per chi voglia capire di cosa si sta parlando, segnalo una ricerca [pdf 1.1 MB] che riguarda il Piemonte, ma che da un dato di composizione e diffusione dei popoli zingari, che puo' essere esteso anche ad altre zone. La ricerca , secondo me, fatta bene ed è condotta da gente che di questi temi ha una conoscenza approfondita. Forse leggerla permette di capire determinate cose che vengono spesso lasciate sospese.

A questo si contrappone l'idiozia di personaggi come Rizzo che, in evidente difficoltà su La7, si mette a proporre come strumento efficace per la schedatura, l'esame del DNA. Complimenti per la discontinuità.

Il nodo centrale, a mio avviso, l'ha colto Moni Ovadia, che ieri sera si chiedeva se in Italia ci fossero sfruttamenti minorili più leciti e sfruttamenti minorili meno leciti. Perchè è eviente che se si vuole combattere lo sfruttamento minorile, si debba partire da dove esso è presente in massa. E si sta parlando di quei quartieridi periferia delle grandi metropoli del sud Italia, dove i bambini non solo non hanno alcuna possibilità di una vita decente, ma sono immersi in un tessuto mafioso che li usa a piacimento. Si chiedeva, Ovadia, perchè il Governo non avesse pensato ad un intervento anche in quei casi. E la conclusione era: "Paura eh!" 

Già. Paura.


Copyleft festival

segnalazioni — Inviato da ombra @ 17:53

27/06/2008

 

 

E visto che fa caldo, parliamo un po' di musica, licenze libere e cinema. E' di qualche tempo fa la notizia che i Bollini SIAE sono fuffa del passato. Ottima notizia, direi.

Se siete giovani (o meno giovani) registi e/o filmaker indipendenti e scevri da ogni velleità legata al copyright, forse vi farà piacere sapere che ad Arezzo, nel prossimo settembre si terrà il Copyleft festival, ovvero il festival di corti indipendenti e posti sotto licenze libere.

Uno degli aspetti interessanti del Festival è che i corti dovranno utilizzare musica sotto CC, reperita su di uno dei molti siti che propongono brani liberi.

Davvero un'occasione da non perdere. 


I will survive [forse]

segnalazioni — Inviato da ombra @ 06:39

20/06/2008

Sto parlando troppo spesso di cose serie. Invece ogni tanto bisogna arieggiare il cervello. E svagarsi.

E You Tube in questo puo' rappresentare un bell'aiuto. Come ad esempio un video davvero fatto bene in cui si vede un Gesù Cristo un po' speciale. Per quei giorni un cui non sai come esprimere la cagnugna che ti cade addosso.

 


 


Il grande fratello e la fortezza assediata

segnalazioni — Inviato da ombra @ 11:04

07/06/2008

Via Senza Soste

 



(di Zygmut Bauman)       
Come tutti i modelli di ordinamento sociale, quello che sta venendo alla luce - non più costruito secondo il modello della "fabbrica fordista", ma secondo quello di un centro commerciale, e che viene fatto funzionare attraverso i meccanismi descritti da Bourdieu - identifica in modo differente i gruppi della società che sono inadatti all’inclusione. Invece delle "classi pericolose", ribelli o rivoluzionarie - che puntano a neutralizzare o ad assumere il controllo dei mezzi di coercizione e a ridefinire la normativa - sono i "consumatori imperfetti" - individui e categorie di individui insensibili alla seduzione e/o incapaci di agire in base ai loro desideri per scarsità o mancanza di risorse - a essere classificati come inadatti a essere inclusi nella società (questa classificazione è appropriatamente espressa attraverso la definizione di sottoclasse = al di sotto, e dunque al di fuori, dell’ordinamento di classe).

Nella loro forma originaria, ipotizzata da Jeremy Bentham e retrospettivamente indicata da Michel Foucault, i meccanismi panoptici di dominazione, miranti a immobilizzare il sorvegliato, a tenerlo al suo posto e dentro il regime comportamentale routinario, a impedirne la fuga o la deviazione, oggi si limitano e si concentrano esclusivamente sugli "inadatti" (leggi: coloro che sono insensibili ai dispositivi di controllo applicati alla maggioranza della popolazione). Destinati in passato a essere applicati universalmente (appropriati ed efficaci per i dipendenti delle fabbriche e degli uffici, per i soldati nelle caserme, gli scolari, i pazienti degli ospedali e delle cliniche per malattie mentali, i detenuti, gli indigenti negli ospizi), oggi questi meccanismi vengono utilizzati soprattutto nei luoghi di detenzione: in più, l’enfasi posta nella dichiarata finalità della sorveglianza si è spostata dalla imposizione di una particolare routine comportamentale alla prevenzione di fughe e danni.
Come suggeriva Thomas Mathiesen, nel caso della "maggioranza", l’applicazione della strategia della dominazione del "controllo-attraverso-la-sorveglianza" è passata dal "tutti guardano tutti", ai "pochi che guardano tutti", per giungere infine alla fase "tutti guardano alcuni". Mentre si è riposto il controllo sociale nella "scatola degli attrezzi", la coercizione esercitata attraverso la seduzione e le pubbliche relazioni (la sorveglianza popolare di divi e celebrità, di persone in vista trasformate in oggetti di ammirazione e di emulazione) ha sostituito il controllo generale da parte dei rappresentanti dell’autorità.
La tendenza individuata e descritta da Mathiesen è senz’altro importante, sebbene non sia l’unica e, probabilmente, nemmeno la principale deroga nella ininterrotta storia dell’impiego tradizionale della sorveglianza. Anche all’interno del "nocciolo duro" dell’ordine sociale rimane valido lo schema "pochi che guardano molti": semmai, ora esso diventa più onnipresente, più sofisticato e tecnologicamente meglio attrezzato che in passato, e ha fatto ulteriori progressi sulla strada che porta alla completa liberalizzazione e privatizzazione. Cosa ancora più importante, questo schema si è rivolto verso un obiettivo radicalmente differente. La sua funzione principale e generale è quella di mantenere fuori gli outsider, gli indesiderabili, piuttosto che tenere dentro (leggi: dentro l’area disciplinata normativamente e dentro la routine obbligatoria) gli insider (leggi: quelli già altrimenti, adeguatamente disciplinati).

Possiamo dire che "Big Brother" e i suoi rappresentanti e plenipotenziari, sempre più numerosi, sono stati reimpiegati per contribuire all’esclusione e impedire il "ritorno degli esclusi" di una moltitudine in rapida crescita di categorie: immigrati sgraditi, improbabili clienti di centri commerciali, mendicanti invadenti, ospiti non invitati di comunità residenziali con accesso controllato, abitanti di banlieue e di ghetti urbani nei centri cittadini, gente a cui le banche non concedono crediti, eccetera. In poche parole, la funzione del Secondo Big Brother è quella di mantenere a tenuta stagna la linea che separa gli inadatti dagli adatti: una metafora concretizzata recentemente attraverso gli addetti alla sicurezza aeroportuale, che confiscano le bottiglie d’acqua minerale. Il primo Big Brother manteneva gli occhi fissi sulle uscite: quelli dei suoi discendenti sono concentrati sulle entrate.
La sorveglianza destinata a mantenere le entrate inaccessibili è presentata, pubblicizzata e venduta all’opinione pubblica sotto l’etichetta della loro sicurezza. Il fatto che il concetto di "sicurezza" sia definito e si manifesti principalmente in compiti come l’esclusione di tutti quelli ritenuti "inadatti" (cioè, controproducenti o semplicemente indifferenti al funzionamento senza intoppi dei meccanismi di controllo sociale attualmente impiegati) difficilmente viene dichiarato in modo esplicito negli articoli pubblicitari. Ciò nonostante, la cosa è fin troppo evidente nella pratica ed è ben facile da dedurre. Gli oggetti di una sorveglianza onnipresente e invadente sono indotti ad accettare l’intimo collegamento tra esclusione e sicurezza e dunque ad accettare, tranquillamente e senza risentimenti, la strategia messa in atto (quindi la realtà di incursioni sempre più radicali nella nostra privacy); ad accettare di essere costantemente sotto sorveglianza; ad accettare i benefici effetti dell’esclusione, malgrado la sua bizzarria morale. Per ridurre ulteriormente la possibilità di risentimenti, le persone sono invitate a partecipare attivamente "al gioco": per esempio, votando per allontanare gli indesiderabili dallo show del Grande Fratello.

Una volta diventata principalmente un mezzo di esclusione, la sorveglianza assegna contemporaneamente ai membri della società il ruolo di colpevoli e di bersagli, di carnefici e di vittime. Trasforma le sue potenziali vittime o "perdite collaterali" in suoi complici attivi o passivi o in spettatori solidali. Paradossalmente, ma con ottimi risultati, ciò fa crescere gli "interessi acquisiti" delle potenziali vittime nella perpetuazione e nell’ulteriore inasprimento della strategia di dominio del "controllo-attraverso-la-minaccia-dell’esclusione".
L’onnipresenza dei dispositivi di sorveglianza, oggi, ha raggiunto la fase in cui essa è ormai auto-sostentata e auto fecondante. La quantità e dimensione, la visibilità e l’invadenza di tali dispositivi, bastano a creare e alimentare un’atmosfera da "fortezza assediata" e una forma mentis da emergenza permanente: che a sua volta alimenta e legittima la richiesta di un’ulteriore, accelerata diffusione di tali dispositivi e rafforza il favore popolare per le misure promesse per accogliere tali richieste. La sorveglianza, oggi, è un "setaccio" al servizio della propria perpetuazione: un setaccio che serve a isolare i bersagli appropriati della sorveglianza (gli indesiderabili) da quelli che potrebbero/dovrebbero essere lasciati fuori (perché hanno superato il test di non indesiderabilità). Gli esclusi, tuttavia, non sono stati addestrati all’arte della autodisciplina e sono disabituati a praticarla: perciò hanno bisogno di comprare la sorveglianza per riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa della sorveglianza fornita dalla società. Da ciò deriva l’attuale "boom della consulenza", la domanda sempre crescente di "consulenti", dal vivo o telematici, ma, in entrambi i casi, altrettanto disorganizzata quanto coloro che li richiedono. Il sorprendente successo del sito Facebook trae vantaggio da questa tendenza.

Zygmut Bauman, 3 giugno, 2008

 


Le tecnologie invasive

segnalazioni — Inviato da ombra @ 20:50

05/06/2008 

Da qualche anno i Carabinieri in Italia si addestrano con il Fats (Fire Arms Training System), ovvero un dispositivo virtuale. Praticamente giocano ad uno sparatutto con le pistole alla mano. O se preferite, giocano ad un GTA al contrario, dalla parte dei poliziotti.

Chissà quanto vuol dire in termini di maggior sicurezza, questo investimento. Per altro, questo software è prodotto tra le altre aziende, anche da Meggitt Training Systems che in uno dei suoi programmi di addestramento militari, ha questa brochures. A voi chi ricordano quelle figure in verde con i mitra marroni disegnati?

Sempre in tema di tecnologia invasiva nella nostravita, oggi il corriere riportava in calce questo articolo, che riprende questa ricerca.

Le tecnologie quando diventano invasive, allontanano la gente. 

Ciò che emerge dall’indagine (realizzata su un campione di 1002 individui) è un cambiamento profondo nei comportamenti della gente che si sente sotto osservazione. Più precisamente, da quando il provvedimento sulla ritenzione dei dati è entrato in vigore, l’11 per cento dei cittadini ha smesso di utilizzare telefono o e-mail, mentre il 52 per cento delle persone intervistate ha dichiarato l’intento futuro di tagliare le proprie comunicazioni confidenziali. Infine un 6 per cento degli individui sostiene di aver visto diminuire in maniera significativa la mole di comunicazioni che li riguardano.

La saggezza ogni tanto si manifesta. Ed è anti-postmoderna.

 


Bocche piene

segnalazioni — Inviato da ombra @ 04:45

04/06/2008 

 


 

Non entro nel merito della notizia, che di per se fa sorridere sin dalla prima frase. Mi limito ad osservare la particolare poca oculatezza del Corriere, che prima mette questa frase

Non era uno scherzo. All'interno del confessionale i militari hanno infatti sorpreso E.B., 32 anni di professione educatrice, e G.S., 31 anni operaio, entrambi incensurati. I due erano impegnati in un appassionato rapporto orale.

Poi colora il tutto con una notizia sensazionale. Uno scoop:

Al Corriere di Romagna la donna, cultrice di moda e musica dark, ha anche dichiarato che «prima di domenica, nella mia vita ero entrata in chiesa solo un'altra volta».

E poi conclude

La gente chiacchiera e la vicenda è diventata l'argomento di questi giorni nei bar di Cesena dove è immediatamente partita la caccia per individuare i due protagonisti.

Chi sa chi saranno questa educatrice di 32 anni con le iniziali E.B. e questo operaio di 31 anni con le iniziali G.S.. Chissà quanti ce ne sono a Cesena. Chissà come sarà difficile scovarli. Al di là di ogni proclama di privacy e riservatezza, di cui tutti si riempiono abbondantemente la bocca.

Almeno loro due la bocca se la riempivano di altro e si divertivano pure a farlo. 

Il pretino comunque invita tutti:

«Siamo rimasti spiazzati, non era mai successo prima. Così abbiamo consultato un esperto di diritto canonico e tra i canoni c'è la possibilità di indire una funzione riparatrice se l'offesa è particolarmente grave», dicono dalla diocesi cesenate. Il vescovo invita «tutti i fedeli ad intervenire per pregare e riparare all'affronto subito. Si tratta di un atto che offende la nostra comunità cristiana e che denota totale mancanza di rispetto verso le persone». Nessun giudizio da parte di monsignor Lanfranchi nei confronti della coppia: «Non giudichiamo le persone, ma quello che hanno compiuto»

Che giudizio ameno si potrà mai avere di un pompino? Potenza della comunicazione di massa.


Val Pellice: la parola disgrazia

segnalazioni — Inviato da ombra @ 15:22

03/06/2008 

 


 

Desolazione. E' la parola che più mi rimbalza in mente in questi giorni di post alluvione. Si, perchè le autorità politiche e militari della Val Pellice continuano ad usare una parola (disgrazia) che davvero poco ha senso nel contesto che abbiam di fronte.

Un esempio è quello del maresciallo dei Carabinieri di Torre Pellice (non l'ultima autorità, quindi), che hai microfoni di Sky ha sostenuto in modo anche un po' baldanzoso la tesi della fatalità. Qui il video.

Invece in ques'altro video, per fotuna, un'intervista ad un geologo che suffraga la tesi che ho già proposto in questo blog (l'assoluta prevedibilità del fenomeno). Non ci vuole una scienza, specialmente quando si ricordano gli alluvioni del '77 e del 2000. 

> Vedi anche Val Pellice: 4 morti annunciate


Quando il giornalismo si fà gossip

segnalazioni — Inviato da ombra @ 21:00

02/06/2008

Secondo me questo passaggio di questo articolo della stampa, meriterebbe un premio come miglior articolo di Donna Moderna.

Ma adesso la Digos vuole ricostruire ogni passaggio della situazione interna al Cpt. C’è il sospetto, anzi molto di più, che sia in atto una regia occulta. Gli ospiti possono utilizzare i telefonini e con questi comunicano con l’esterno. Tra collegamenti in diretta con Radio Black Out e proclami ai media, il livello di tensione si va progressivamente arroventando. Con effetti sorprendenti. Come quando, da Rbo, è stata trasmessa, in diretta, una comunicazione telefonica tra gli antagonisti e i centralini di una nota compagnia aerea del Nord Africa. I «solidali» controllavano i nomi della lista dei passeggeri in partenza, sapendo così in anticipo chi, tra i «reclusi» del Cpt doveva essere rimpatriato. Informazioni, in teoria, top secret, di difficile accesso persino per la polizia. Ma tranquillamente rese pubbliche dagli addetti della compagnia. Sui siti anarchici ci sono addirittura i numeri di telefono da chiamare per «le info». Sarà interessante ricostruire - attraverso i tabulati dei cellulari in uso a chi, dall’interno, ha gestito la rivolta di domenica scorsa e i tentativi di fuga - quali erano i contatti con elementi esterni. Tra cui un ex militante di «Prima Linea».

Capita così poco spesso di vedere un articolo di giornale così poco informato, così basso e povero, così tendenzioso. Come sei caduto in basso, Numa; una volta almeno ti inventavi cose molto più fantasiose


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