ombra

Sono Fscista

due parole — Inviato da ombra @ 21:45

13/08/08

Vabbè, oggi dopo 12 ore di lavoro tra audio e video, mi concedo una pausa goliardica.

Il mondo dell'internet è disseminato di blog. I blog sono ovunque e contengono qualsiasi contenuto. Capitano poi i blog aperti dai quindicenni fascistelli. Quei blog che proclamano conoscenze quasi dirette del Ventennio, del "quando c'era lui...".

Quei blog che offrono però anche uno spaccato di quel che è oggi la società italiana: piena zeppa di miti e priva di alcuna memoria storica, per cui ognuno può dire quel che vuole. Può farlo talmente tanto che la marea di contenuti si perde nella blogosfera.

Ogni tanto però qualche perla vien fuori.

Trovate l'errore. Se uno non sa scrivere correttamente manco l'oggetto del proprio mito, secondo me è un poveretto.

Fscisti su Marte!

PS: l'utilità di tutto questo? Nessuna. Come è vero che i blog hanno utilità pari a zero.


I peacekeeper russi

due parole — Inviato da ombra @ 19:40

11/08/2008

Ogni tanto uno si sofferma a pensare sull'utilizzo del linguaggio e sui suoi mutamenti. Molte delle parole che sono ormai linguaggio comune, in relatà solo pochi anni fa non esistevano o venivano giudicate "esotiche" o per iniziati.

Oggi leggevo degli sviluppi della situazione in Ossezia e a farmi accapponare la pelle non sono state queste inutili e quantomai stupide parole:

Frattini ha inoltre fatto sapere che, per facilitare una tregua, Berlusconi «sta esercitando una moral suasion su Putin basata sulla fiducia personale che intercorre tra di loro»

Dove moral suasion assomiglia più ad un titolo di un film porno che ad una relazione diplomatica.

No, a farmi incazzare parecchio sono state queste parole:

«I peacekeeper russi continueranno a proteggere i loro concittadini. Faremo anche in futuro tutto il possibile per difendere la vita e la dignità dei cittadini russi», ha aggiunto nel suo discoso Medvedev.

Perchè oggi, al dilà dei torti, delle ragioni e dei perchè, un esercito che invade un territorio non è più un esercito: è un contingente di peacekeeper. Chi fa la guerra oggi, la fa per terminarla.

Ossimori della vita quotidiana. 


Un'altra espulsione

due parole — Inviato da ombra @ 15:22

07/08/2008

La storia colletiva di un popolo è fatta anche di ricordi simili tra le persone, che derivano da esperienze paragonabili vissute da molti. La guerra, ad esempio, è una di queste esperienze, che segna il futuro di generazioni di persone. In sociologia questo tipo di eventi (non per forza traumatici) sono importanti per definire proprio il concetto stesso di "generazione". Non c'è bisogno di un conflitto bellico, tuttavia per definireun evento o una situazione di questo tipo; possono essere anche semplici storie di quotidianità.

Se dovessi definire uno di questi eventi collettivi dell'oggi, ne troverei molti, ma forse quello più singolare e per certi versi traumatico riguarda i processi di migrazione che stiamo vivendo in questi anni. In particolare un'esperienza comune ormai a molti e sulla quale si dovrebbe riflettere e agire maggiormente riguarda il rimpatrio forzato di persone immigrate in Italia che per un motivo "x" ad un certo punto non hanno piùi "requisiti di soggiorno" e devono lasciare questo inospitale e smemorato paese. E' un'esperienza per certi versi nuova, per altri non più tanto.

A me è capitato con una mia amica albanese, da anni soggiornante in Italia, iscritta ad ingegneria all'Università italiana, di professione però educatrice. Una di quelle persone che rompono anche un po' gli schemi dell'immigrato = lavoratore dei lavori che gli italiani non fanno più. No. Lei aveva avuto lavori "da italiani", perchè era brava a farli, perchè ne aveva diritto, perchè aveva i titoli per farli. Perchè era giusto così, anche se molti italiani di questo tipo di concorrenza hanno una paura fottuta.

Poi può capitare che dopo molti anni ti dimentichi di quell'elemento che garantisce tutto il tuo castello di carte che hai faticosamente costruito. Può capitare, si. Ma se capita in Italia nel 2008, le coseguenze sono devastanti. Non dovrebbe capitare, di avere la vita legata ad un foglio di carta, ad un ricatto continuo. Non dovrebbe capitare a nessuno, tantomeno a chi a 25 anni fa 3 lavori per mandare a casa i soldi e per vivere una vita sempre sul bilico del precipizio. Non dovrebbe capitare a chi va a fare gli incontri protetti per i ragazzini vittime di abusi o va a fare i rilievi per stabilire l'abitabilità degli edifici secondo la 626.

Era senza documenti da mesi perchè se ne era dimenticata, per un errore umano. Se ne era ricordata tardi e aveva cercato di rientrare nel Decreto Flussi del 2007, la lotteria della fortuna. Ma non ci è riuscita ed ha dovuto lasciare l'Italia. Ora è in Albania, con buona pace dei milioni benpensanti impauriti da uno zigomo diverso, da una tonalità più scura della pelle, dalla loro ombra.

Per la cronaca, l'espulsione della mia amica non sarebbe stata una cosa di minor conto se non fosse stata "perfettamente" integrata. Questa è una storia come tante, che ci deve coinvolgere per il semplice fatto che avviene intorno a noi. Che richiede voce per poter essere raccontata e non essere vissuta in solitaria, come fallimento, come dramma di un singolo.

Perchè è questo il problema: quando vivi una storia di questo tipo da sola, imputi a te stessa ogni fallimento. Invece è esattamente il contrario. E' questa sociatà che deve fallire.


Leccare il culo al militare

due parole — Inviato da ombra @ 08:35

05/08/2008

Ho spesso e volentieri polemizzato con lastampa.it per la schifezza che emanano le sue Mediagallery, non ovviamente dal punto di vista tecnico, ma dell'estetica associata alle notizie. Oggi si è però toccato il fondo con la celebrazione dei militari che andavano a fare i rambo con i tossici di Parco Stura.

Uno stucchevole esempio di ricerca dell'inquadratura artistica mischiato al sensazionalismo da scoop. Quattro foto dove senza vergogna si mostra la faccia orrenda del giornalismo da leccaculo.

Come quella in cui il tossico è inquadrato in modo artistico in mezzo alle gambe del militare, quasi a diventarne il prolungamento della virilità. Oppure come quella in cui il tossico e preso di faccia e sul braccio si vedono i segni della sua dipendenza. Il degrado va mostrato. Così come va mostrata la pistola del soldato, così ci intimoriamo ben bene.

Come in un vicolo di Bagdad o un un parco di Kabul, mentre i colonnelli guardano l'operazione dall'alto della collina, i soldati si occupano di "ripulire l'area". Il problema è capire quando decideranno di finire, ora che hanno iniziato. 


Lucidità

due parole — Inviato da ombra @ 12:21

29/06/2008

Degli anni di piombo «non si può ancora parlare, perchè lo Stato che invita a tacere è l'unico che non ha fornito fonti documentali su quello che è accaduto nel 1969, sulla strategia della tensione, su un periodo buio che ha scatenato un casino...».

Bisogna dire che Curcio rappresenta a tutt'oggi uno dei più lucidi protagonisti di quel periodo. Un periodo che aspetta ancora di avere una rielaborazione decente, libera dalle cazzate e dalla propaganda.

Un anno senza api

due parole — Inviato da ombra @ 17:17

26/06/2008

 

 

Questo è un anno senza api. Avevo sentito di striscio la notizia in primavera, ma in quel frangente non avevo davvero capito bene di cosa si trattasse. Le api qui da me non ci sono più. Le poche che volano sono spaesate e intontite. Va un po' meglio in montagna dove qualche sciame è sopravissuto.

Dicono che forse è colpa di un agente chimico usato per concimare il mais. Dicono che centri anche l'alto e progressivamente sempre più invasivo inquinamento elettromagnetico. Fattostà che questo è un anno davvero strano e la mancanza degli insettini pungigliosi e produttori di miele, si fa sentire. Un po' come succedeva nei cartoni animati.

Solo che nella realtà la mancanza delle api nei campi è davvero un problema. Non solo per i fiori meno impollinati.


Solstizi indyani

due parole — Inviato da ombra @ 20:25

20/06/2008

Domani è il solstizio d'estate. Una data importante, anche solo a livello simbolico, per un fricchettone nel profondo come me.

Sarà un caso che domani inizia il XII Meeting nazionale di Indymedia Italia a Bologna?

Non credo alle coincidenze, ma parto sereno e con un po' di curiosità.

 


 


Il gusto italico del prodotto tipico

due parole — Inviato da ombra @ 19:48

19/06/2008

Mi han sempre fatto molto ridere tutte quelle persone che negli ultimi anni si vedono spesso nelle sagre di paese e negli appuntamenti enogastronomici di qualsiasi territorio italico e che si improvvisano assaggiatori ed intenditori di sapori e gusti.

Sono buffi con i calici di cristallo, mentre ruotano dosi cavalline di vini e spumanti. Sono buffi mentre sperimentano improbabili accostamenti di cibi che probabilmente mai sono stati nello stesso piatto insieme.

Sembra essere diventata la nuova moda italica che, mentre riscopre il sapore del sangue dell'immigrato picchiato e intercettato sulle coste, mentre riscopre la necessità di capri espiatori per lavarsi la coscienza, si diletta nel risvegliare i sapori che la terra del sacro suolo nazionale gli dona.

Intendiamoci.

So apprezzare e propendo spesso per i prodotti autoctoni e della terra, possibilmente esterni alle filiere lunghe e da supermercato. Mi fanno semplicemente ridere quelli che si impellettano il viso e gonfiano le garretti ogni qual volta possono mostrare improbabili competenze nella selezione dei gusti. Magari correlando il tutto con un'occhio pendulo e qualche parola ostentante sicurezza d'azione.

Anche perchè speso sono gli stessi che tornando a casa si abbuffano di lipidi, grassi saturi e prodotti di plastica, giustificandosi dietro ai prezzi convenienti. Quanto biasimo per tutto questo ormone sprecato.


Questioni di sicurezze

due parole — Inviato da ombra @ 05:37

19/06/2008

Nel 2002, in Colombia succedeva questa cosa qui:

Il Governo colombiano ha decretato, il 10 settembre, la detenzione, di eventuali sospettati, senza l'autorizzazione giudiziaria, l'intercetazione delle comunicazioni e la creazione di zone speciali sotto l'autorità militare, tutto questo all'interno dello "stato di emergenza" dichiarato lo scorso 11 agosto.
In un comunicato, l'esecutivo del Presidente Alvaro Uribe, intende dare al Governo la possibilità di “snellire i procedimenti stabiliti per la cattura di persone”, sulle quali esistano “seri indizzi nell'aver commesso delitti o essere pronti a commetterli”.
L'entrata in vigore del "Decreto 2002" consente l'intercettazione e la registrazione, con qualsiasi mezzo tecnologico, delle comunicazioni. Altresì impone ad ogni cittadino straniero di comparire davanti alle autorità colombiane quando gli sia richiesto, pena l'espulsione dalla nazione.

C'è da dire che per una volta bisogna dare ragione a Chiamparino e Di Pietro, che paragonano l'Italia odierna a paesi come la Colombia. Ma c'è un ma. Chiamparino e company,nel loro denunciare la militarizzazione del territorio, partono da un punto di vista singolare, che sostanzialmente si puo' riassumere cosi':

"Non mandate i militari. Basta incrementare uomini e mezzi delle polizie per ottenere un risultato molto più efficace".

Il punto è che l'idea di partenza è la stessa: bisogna garantire la sicurezza dei cittadini. La differenza sta solo nel come farlo, non nell'idea stessa di sicurezza. 

La cosa interessante è che dopo tanto riempirsi la bocca di sicurezza, comincia a trapelare l'idea di quale sicurezza avessero in mente molti di quelli che stanno prendendo decisioni in questi mesi.

Mi ha molto colpito un'indagine di pochi anni fa: l'ottavo rapporto sulla sicurezza in Trentino. In realtà è un rapporto piuttosto corposo che riguarda l'Italia e l'Europa. Un dato interessante arriva da due dei faldoni del rapporto, presenti nel capitolo 1. Quello che riguarda l'Europa e quelo che riguarda l'Italia. [Entrambi PDF]

Molto interessanti per capire i dati reali rispetto a quali siano i crimini in ascesa e quali in diminuzione. Ad esempio i reati sessuali aumentano, mentre diminuiscono i reati violenti di strada.

Già.

E anche altri rapporti sono concordi nel dire che l'Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo. Questo in teoria, razionalmente.

Ovviamente i meccanismi sociali di condizionamento non si sviluppano attraverso la logica e la razionalità. E questo per certi versi è un bene. Detto questo risuona nella mia mente una frase che ho riletto su di un libro qualche tempo fa:

"Una società che soffoca le minoranze è una società malata". Era Nuto Revelli ed il libro è Il mondo dei vinti.

La sicurezza è una questione di percezioni.

Linda Wolf e la jella

due parole — Inviato da ombra @ 10:23

10/06/2008

La domanda è di quelle importanti. Di quelle che al mattino, quando sei impastato dal sonno e avresti voglia di un solvente per divaricare le palpebre che pesano, ti pendono sul capo come scimitarre.

Qualcuno ha, per caso, nella propria collezione virtuale di immagini più o meno inutili, una foto di Linda Wolf? Si, proprio lei, l'astrologa assonnata delle 8 meno 10 di Radio 2. Lei, quella jettatrice mangiapolvere (di stelle).

Perchè questa mattina avrei proprio voluto averla una sua foto per poter praticare ogni forma di anathema e rito pseudovudùdelcazzo.

L'oroscopo era di quei suoi telegrafici commenti, come al solito:

Capricorno: Giornata Si

Bene. Piove. Mi sveglio in ritardo. La cintura che si rompe. Il Bancomat che non funziona. Il Gas della macchina che ci mette l'eternità a pomparsi nelle bombole. Il trattore pieno di balle di paglia che deve arrivare PROPRIO all'edificio successivo a quello dove tu lavori. La rassegna stampa monca. Il sonno cronico. Le malattie che girano in radio.

Ora, io non vorrei essere cattivo, perchè, davvero, nell'animo non lo sono. Però credo che nessuna disciplina zen possa essere d'aiuto contro quel mostro di sinteticità inutile che è la Linda delle 8 meno 10. Che poi mi andrebbe pure bene un oroscopo asciutto e telegrafico con una voce senza tempo e fuori dal mondo come quella della Wolf. E capisco che dopo così tanti anni, si sia anche rotta il cazzo di essere svegliata ogni mattina alle 7.45. Però almeno potresti non confondere i fogli, eccheccazzo.

Sono 2 settimane che secondo Linda son giornate si. Manco fossero le previsioni del tempo.


Val Pellice: 4 morti annunciate

due parole, Cose pese — Inviato da ombra @ 03:10

02/06/2008 

 


 

E' francamente sconfortante dover continuamente parlare di un luogo per denunciarne i disastri. Uno vorrebbe ogni tanto fare anche altro. Invece l'attualità impone di dire alcune cose, che per altro pochi dei luminari giornalisti qui in giro ha il coraggio e la pazienza di ricostruire. A ben pensarci il problema non è neanche il coraggio. Basta saper fare il proprio lavoro. Ma questi sono altri discorsi.

E allora parliamo ancora di Val Pellice, la valle degli alluvioni. Per la terza volta in 14 anni il territorio della provincia di Torino è stato martoriato da esondazioni, ponti che crollano e morti. Il bel paese olimpico, quel parco dei divertimenti (Torino Olympic Park) già in deficit di soldi, mostra tutte le sue contraddizioni.

Molti giornali e televisioni hanno parlato della Val Pellice, con stupore, riferendosi alle esondazioni. Certo, sono fatto non comuni quelli che vedono i fiumi esondare nelle vallate alpine piu' che in pianura. La metereologia ci spiega che questo avviene quando lo zero termico (il limite nel quale la precipitazione passa da piovosa a nevosa) è ad alta quota, sopra i 3000 metri. In questi casi il volume di pioggia è molto maggiore a quello della neve (che non cola via subito ma resta sul terreno e si scioglie progressivamente) e quindi l'acqua che si riversa in valle è tantissima. Fenomeni non consueti ma che tendono ad aumentare in questi decenni di surriscaldamento globale. Ce li dobbiamo aspettare sempre piu' spesso, quindi. Uno si aspetterebbe dunque che con queste previsioni facilmente reperibili ovunque, i comuni a rischio delle vallate del Nord-Ovest prendessero le giuste precauzioni.

Invece no. Ed ecco dimostrato che questo non sta avvenendo.

Senza andare troppo indietro nel tempo (ad esempio all'alluvione del 1994), nel 2000 un fenomeno analogo a quello di questi giorni ha interessato esattamente le medesime zone. Acqua in alta quota, fiumi in piena, morti e smottamenti.

A seguito di quell'immenso sfacelo, il Governo adottò il Decreto Legge n. 279/2000 che aveva delle disposizioni molto chiare: 

Art. 1 - Interventi per le aree a rischio idrogeologico e in materia di protezione civile

1. Le misure di salvaguardia per le aree a rischio molto elevato definite nell'atto di indirizzo e coordinamento emanato per l'individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all'articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, e successive modificazioni, di seguito denominato: "decreto-legge n. 180 del 1998", si applicano, sino al compimento della perimetrazione prevista dall'articolo 1, comma 1-bis, del medesimo decreto-legge, con riferimento alle tipologie di dissesto idrogeologico presenti in ciascuna area e fatte salve le piu' restrittive misure di salvaguardia gia' in vigore:

a) alle aree ricomprese nel limite di 150 metri dalle ripe o dalle opere di difesa idraulica dei laghi, fiumi ed altri corsi d'acqua, situati nei territori dei comuni per i quali lo stato di emergenza, dichiarato ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e' stato determinato da fenomeni di inondazione, nonche' dei comuni o delle localita' indicate come ad alto rischio idrogeologico nei piani straordinari di cui all'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge n. 180 del 1998, indicati nelle tabelle A e B, allegate al presente decreto;

b) nelle aree ad alta probabilita' di inondazione, come definite nell'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 1 ed identificate con delibera dei comitati istituzionali delle autorita' di bacino nazionali e interregionali, o dalle regioni, per i restanti bacini idrografici.

Parliamo del Comune di Villar Pellice, quello in cui sono morte 4 persone per "fatalità". Quel Comune venne inserito nelle zone alluvionate nel 2000 e quindi rientrava alla perfezione nel quadro normativo (pur non essendo inserito nelle tabelle A e B del ministero che indicano i comuni a maggior rischio). A dirci che quell'area è a rischio è anche un documento della Regione Piemonte (Valutazione Ambientale Strategica del piano degli interventi per i Giochi Olimpici Invernali Torino 2006) che a pagina 15, recita:

     Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico, oggi in corso di approvazione interessa, invece,
molte aree in cui ricadono opere previste nel Piano degli interventi dei Giochi Olimpici.
     Il Piano individua aree interessate da dissesto idraulico e idrogeologico, suddivise in tipologie
(frane, conoidi, valanghe, fenomeni di esondazione e di dissesto morfologico di carattere torrentizio) e
secondo diverse classi in base al livello di pericolosità (molto elevata, elevata, media o moderata). Ad
ogni tipologia individuata vi è associata una norma di limitazione all’attività edilizia, in riferimento ai tipi
di intervento della legge 457 del 1978, che sono più restrittive per i fenomeni ritenuti ad alta
pericolosità e meno per quelli a pericolosità media o moderata.
 (...)
     Nell’ambito delle valli interessate dai giochi olimpici tali aree sono state individuate su porzioni di
territorio gravemente alluvionate nel corso dell’evento dell’Ottobre 2000. Le perimetrazioni proposte
dalla Regione Piemonte sono state individuate nei comuni di Villar Pellice, Torre Pellice, Luserna SG,
in Valle Pellice, Inverso Pinasca, Pinasca, ed Usseaux in Val Chisone, Susa, Oulx in Valle Susa.

Toh, guarda, Villar Pellice. Ci si aspetterebbe dunque che in questi 8 anni il Comune predisponesse piani per la messa in sesto dei lugohi pericolosi. Invce accade altro.

Nel rapporto 2006 di Legambiente Val Pellice, in merito al rischio  indrogeologico di valle, si dice:

Dall’inizio degli anni ’90 il Torrente Pellice è stato oggetto di grandi lavori: milioni di metri cubi di materiale sono
stati asportati, centinaia di migliaia di metri cubi di massi e cemento sono stati messi “a difesa” delle sponde, milioni
di euro di denaro pubblico sono stati spesi per questo. Se dovessimo guardare ai risultati, prima e dopo l’alluvione del
2000, il bilancio non sarebbe molto positivo: il territorio non è oggi più sicuro di prima. Se cerchiamo di ragionare un
po’ possiamo abbastanza facilmente capire il perché. Prima di tutto non c’è stata una progettazione su tutto il bacino
del Pellice, non si è cercato di capire “come funziona” il corso d’acqua, quali sono i modi con cui “si sfogano” le piene.
Insomma, più che aiutare la natura a far bene il suo lavoro, si sono fatti degli interventi scoordinati, si sono tirati su de-
gli argini qua e là, senza capire che, quando si pensa di aver risolto un problema in un posto, se ne sono creati altri due
più a valle. In secondo luogo, invece di capire che il corso del fiume va tenuto il più naturale possibile (proprio perché
questo serve ad assorbire meglio le alluvioni), si è scavato, rettificato, ristretto: in queste condizioni la prossima allu-
vione rischia di essere ancora più distruttiva di quelle che l’hanno preceduta. Ma c’è poi un’impressione che molti
in Val Pellice ormai hanno in testa: se si fanno questi errori madornali non è un caso; in realtà, se i lavori vengono
fatti male, dopo poco tempo bisogna rifarli e così si fanno contenti il politico locale che “fa bella figura”, il progettista
che ci guadagna e, infine, le imprese che pure loro fanno buoni affari. Il tutto, naturalmente, con soldi pubblici che
potrebbero essere utilizzati meglio o risparmiati per altri più utili scopi. Gli esempi più “belli” di tutto questo li ab-
biamo adesso a Luserna San Giovanni. Un milione e mezzo di euro verrà “bruciato” per rifare dei lavori che erano stati
fatti male dopo il 2000; un esempio per tutti: si sono accorti che avevano fatto le scogliere senza fare le fondamen-  
ta! Ma anche sotto il ponte di Luserna sta succedendo un qualche cosa su cui sarebbe bene meditare: nel ’95 avevano scavato sotto il ponte togliendo tutti i massi e spianando per bene; adesso si sono accorti che i piloni andavano in      
erosione e hanno tamponato di nuovo tutto con massi e cemento (qualche altro centinaio di migliaia di euro...).     
Quale logica c’è in tutto questo? Forse un esame del tabellone che mettono ad inizio lavori (proponenti, progettisti,   
ditte esecutrici, importo dei lavori) potrebbe darci qualche utile spunto di riflessione. Su questi problemi Legambiente    
Val Pellice ha organizzato un convegno nel settembre del 2005, da quel convegno sono venute indicazioni (anche         
tecniche) molto utili; siamo sempre disponibili a sederci ad un tavolo per discutere di una gestione più ragionevole ed    
economica dei nostri corsi d’acqua. Gli amministratori locali sono disponibili a cambiare rotta?

La domanda non è casuale. Le Amministrazioni locali in questi anni hanno dormito sotto l'effetto della sbornia olimpica e martoriate dalle inchieste per i fallimenti di Agess, Tralcio e quant'altro. Gli interventi fatti son serviti a mangiare milioni di euro, con risultati nulli. Pochi (e molto teorici) sono stati gli interventi messi a punto sul territorio. Se nel 2006 era Legambiente Val Pellice ad allarmarsi, nel 2007 è stata Legambiente nazionale, che in uno studio-dossier, dal titolo Ecosistema a Rischio, evidenzia come il comune di Villar Pellice sia uno dei territori a piu' rischio idrogeologico piemontese e colloca tale rischio con un voto di 4.5 su 10, ovvero SCARSO. I maggiori pericoli deriverebbero dalla presenza di industrie e case a rischio idrogeologico, nonchè dalla mancanza di un piano d'emergenza comunale e di un'adeguata informazione dei cittadini. Si puo' consultare tutto qui, a pagina 47. Ovviamente non è l'unico, il comune di Villar Pellice, ad essere giudicato gravemente insufficiente. Altri comuni della zona, sono nelle medesime condizioni, come potete vedere.

Le previsioni di Legambiente sembrano oggi tremendamente profetiche, perchè proprio sotto una frana abbattutasi su di una casa, sono morte 3 delle 4 persone. Una strage annunciata? A quanto pare in parte si, anche perchè proprio in quel punto, nell'alluvione del 1977, si abbattè un'identico fenomeno franoso. Basta avre un po' di memoria.

La Stampa, il giorno dopo la frana, riportava la testimonianza di chi imputava al taglio massiccio degli alberi, parte delle cause. Puo' darsi. Sta di fatto che gran parte di quanto acaduto è copa dell'incuria umana, in special modo di chi ha sottovalutato le decine di moniti che arrivavano da sedi molto diverse. Per citarne uno, si puo' far riferimento alla Relazione Previsionale e Programmatica della Provincia di Torino 2006-2008 che indica a pagina 42 il Pellice come  bacino in condizioni scadenti. Si, SCADENTI.

E le Amministrazioni locali? Come reagiscono? Ecco un esempio:

Le alluvioni degli anni scorsi hanno gravemente danneggiato il nostro territorio, evidenziando le gravi mancanze del passato nella gestione e tutela del territorio. Grazie ad ingenti finanziamenti statali, molte cose sono state ripristinate, ma occorre procedere alla definizione di Piani territoriali di manutenzione ordinaria e straordinaria, e per questo sono molto utili i cospicui finanziamenti che l’ ATO già costituito per gestire su tutta la Provincia di Torino il ciclo integrato delle acque, mette,
ogni anno, a disposizione delle Comunità Montane.
Con tali finanziamenti si sono già attivate le procedure per la redazione dei Piani di manutenzione ordinaria su tutto il territorio della Comunità Montana, ai quali saranno affiancati gli studi per la redazione di Piani di manutenzione straordinaria,
mediante risorse proprie; per la stesura dei suddetti piani ci si dovrà avvalere della grande quantità di studi già fatti, in particolare, per la redazione dei PAI, dei Piani di Protezione Civile, dei Piani Forestali ecc.
Detti Piani dovranno individuare tutti gli interventi necessari, quantificandone i costi economici e stabilirne le priorità, mediante uno stretto rapporto con le Amministrazioni Comunali. In particolare, per quanto riguarda la realizzazione degli interventi che saranno previsti nei Piani di manutenzione straordinaria, ci si dovrà attivare per reperire le risorse economiche necessarie presso i vari Enti superiori, Regione, Provincia, AIPO, ecc. Invece, per le manutenzioni ordinarie del territorio già
finanziate dai fondi ATO, ci si dovrà avvalere della manodopera ed attrezzature degli agricoltori locali, come consentito dalla normativa vigente.
Infine, si dovrà fare le opportune pressioni presso l’AIPO, affinché porti a compimento tutte le opere ancora necessarie, per mettere in sicurezza il nostro territorio, su tutto il tratto del Pellice, di sua competenza.

L'estratto arriva dal Documento Programmatico 2004-2009 della Comunità Montana Val Pellice. Visto quanto successo, vorrei capire in che modo hano messo in pratica quanto esplicitato su carta. Il 2009 è tra 1 anno. Quanto tempo dobbiamo ancora aspettare? 

In Val Pellice una fatalità? Ma non fatemi ridere. Il disastro era annunciato. E l'inchiesta della Procura arriva un po' troppo tardi, così come l'allarme degli enti preposti.

 

*Update ore 12:00 - 02/06/08*

Per completezza, riporto due video esaustivi fatti da un viodeoamatore della valle. Il primo mostra la giornata del 29, il secondo la giornata del 30. Molto interessanti per farsi un'idea dell'incuria del territorio. Complimenti a chi ha girato i filmati.

 

 


*Update ore 12:00 - 03/06/2008*

> Vedi anche Val Pellice: la parola disgrazia


Gli extracomunitari di casa nostra

due parole — Inviato da ombra @ 14:50

31/05/2008 

Chissà perchè prima di vederlo, mi immaginavo il vicesindaco di Milano De Corato come un uomo grassoccio, pelato e con le guance cadenti sotto gli occhiali spessi con la montatura marrone. Un solito-omino dedito all'utilizzo delle proprie frustrazioni personali in modo pubblico e pubblicistico. Sbagliavo solo nell'aspetto fisico, ovviamente.

De Corato ieri ha detto:

"I clandestini devono stare a casa loro, di nullafacenti e accattoni, extracomunitari o comunitari, ne abbiamo già abbastanza dei nostri"

che secondo me è la summa di tanti discorsi fatti e sentiti in questi giorni. Chi sono gli extracomunitari di casa nostra? Questa è una buona domanda.

Il problema non è il razzismo in quanto tale. Il problema è che il razzismo di oggi (come molte delle intolleranze del passato)trascende dall'appartenenza ad un gruppo etnico o dal colore della pelle. Il razzismo oggi è trasversale. Il razzismo oggi colpisce immigrati e italiani 100%, perchè si basa su verbo avere e non sul verbo essere (come quello tradizionalmente inteso). Oggi le politiche di sicurezza sono verso tutti quelli che non sono adeguati al modello vigente, non solo per quanto riguarda l'adesione politica. E questa è una frattura enorme con il razzismo dei nostri nonni. questo è un razzismo senza comunità, un razzismo individualista, dell'ognun per sè.

Per questo a me fa più paura. 


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