03/11/08
Uno degli aspetti più significativi e per questo interessanti dell'Onda studentesca è la sua pervasività nella "provincia", un luogo tradizionalmente più sonnacchioso e distante il (presunto?) dinamismo cittadino. Invece no. In provincia come in città (e per provincia intendo anche le città medio-piccole) la mobilitazione è pervasiva nelle pratiche e radicale nei contenuti.
E' pur vero, tuttavia che ci sono dei distinguo che risiedono nella stessa cultura "provinciale" del mondo antistante le città e le metropoli. In primis la scarsa formazione politica (e con politica intendo l'arte nobile).
Una delle critiche maggiori alla serie di post che ho messo in piedi cercando di dare una ricostruzione scenica e di senso ai fatti di Piazza Navona è stata quella che io chiamo old_militant, e si sviluppa in questo modo:
è scontato che la polizia se la faccia con i fascistelli ergo non ha senso stare a ripeterlo ogni volta restando aggrappati alla "denuncia" della commistioni ergo se si continua così non si fanno passi in avanti.
Può essere. Ma io la penso in modo diverso e credo che oggi esistano generazioni che non hanno udito parlare di quanto è avvenuto prima degli anni '90, se non che per qualche vago ricordo o accenno. Che esistano folle di persone che partecipano ai cortei studenteschi e non, non avvezze al dare per scontato militantesco, per cui se si parla di certi temi si pesca nell'ovvio. Credo che uno dei più grandi talloni d'achille dell'Onda risieda proprio nel non conoscere la storia passata e non rapportarcisi in modo maturo. E qui mi spiego. Ma prima un video per introdurre.
Il ciclo di riforme conclusosi con lo scempio Gelmini ha avuto formalmente inizio con il (compianto politicamente) Berlinguer e la sua memorabile riforma che ha spianato la strada al "privato come il pubblico" e al depotenziamento della scuola e del suo ruolo nel complesso sociale. Berlinguer è stato un precursore, un pioniere (e non per nulla plaudiva sulle colonne de La Stampa alla riforma Gelmini). Mi ricordo la contestazione a quella riforma, mi ricordo i metodi e i mezzi messi in campo durante quella contestazione e mi ricordo la frustrazione dell'utilizzo di questi mezzi e di questi metodi (un po' prigionieri delle mitologie del passato) e del seguito molto limitato che avevano, oltreche delle infinite ed inutili discussioni. Il mondo studentesco non era preparato ad una lotta di difesa della scuola pubblica, perchè nella sua contestazione si riferiva ad una lotta differente inaugurata simbolicamente nel '68, contestava il modello esistente. Una non coerenza tra mezzi e fini.
Per fortuna i metodi e le idee, nel sottobosco, si evolvono e per fortuna c'è chi lavora per ristabilire l'equilibrio mezzi/fini. Dicevo, non siamo più prigionieri del passato, delle mitologie, del '68 come modello. Ma corriamo un rischio: di confrontarci in modo negativo con quella storia. Perchè se è bene che le storie smettano di essere miti, è anche bene che con esse ci si possa confrontare in modo consapevole. Non avere mitologie non vuol dire dimenticare e consegnare all'oblio una storia, quella italiana degli ultimi 40 anni, e il significato che riflette sul presente.
Forse attraverso questo movimento "nuovo" si potrà avviare un confronto sereno con quella storia. "L'altra parte" lo ha già fatto, consegnando un panorama revisionista e sbilanciato.
E allora è in questo che risiede l'importanza di far luce su e spiegare quel tipo di dinamiche. Quelle dinamiche che si sono sviluppate in Piazza Navona a Roma e che non gridano al complottismo. Dimostrano ciò che l'ovvietà ha consegnato al dimenticatoio: che le dinamiche dell'oggi possono essere spiegate e capite anche mediante l'esperienza di ieri. Che è importante spiegare collettivamente queste dinamiche alla luce anche dell'esperienza storica. Che non deve essere una gabbia in cui rifugiarsi, ma uno spunto per comprendere meglio la realtà.
Per evitare l'idiozia dei cori da stadio gridati in piazza. L'idiozia dell'equidistanza e della visione della storia imparziale. L'idiozia fascista del "Né rossi, né neri, ma liberi pensieri" pronunciata in piazza dalle formazioni nerissime per dividere invece che unire. L'idiozia dell'apolitica usata come giustificazione e del falso amico che ti pugnala alle spalle o che si fa largo con le spranghe proprio di fianco a te.
Qui una ricostruzione video della giornata molto ben fatta. Che andrebbe diffusa.