ombra

In morte di E. A.

due parole — Inviato da ombra @ 00:56

18/11/08

Qualche giorno fa è morto E. A., uno dei signori che avevo intervistato per un video sugli Ex internati militari italiani in Germania. Siamo riusciti a recuperare i contatti di sei di loro ed a fare un video con le loro storie. Nulla di eccezionale, solo i fili di una miriade di esperienze che si allacciano alla grande Storia. "Il NO dimenticato", l'abbiamo intitolato.

Beh, quando una delle persone che hai intervistato per un progetto di questo tipo viene a mancare, provi emozioni contrastanti. Il sollievo di aver strappato dall'oblio qualche parola, un ora e mezza di testimonianza e di voce che sarebbero andati persi. La tristezza per un'intera esperienza di vita e di memoria che se ne và. Sono i corsi e ricorsi del tempo, è vero. Però ogni volta brucia dannatamente un po' di più. E per ora non mi sento di aggiungere nulla. Anche perchè la giustizia che lui come molti, andava cercando, gli è nuovamentesfuggita tra le mani. Proprio quando sembrava che qualcosa si potesse muovere.


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segnalazioni — Inviato da ombra @ 16:38

13/11/08

Netstrike. Cucù, il Miur non c'è più.


Oiligarchy - la crisi in un gioco

segnalazioni — Inviato da ombra @ 19:03

11/11/08

Non si ferma l'instancabile fantasia degli attivisti della rete. Dopo Anna Adamolo, sulla quale pero' tornerò, perchè mi ha colpito molto, ecco l'ennesimo gioco targato Molleindustria.

Si tratta di Oiligarchy e si concentra sulle responsabilità delle lobby di potere legate al petrolio in relazione alla crisi. Un gioco semplice ma allo stesso tempo complesso. Ritornano i game multistrategia come quello su Mc Donald, ma si raffinano le dinamiche e le possibilità. 

In pratica, per farla breve, il giocatore riveste i panni della "Lobby del petrolio" che deve accaparrarsi le riserve mondiali attraverso guerre, manipolazioni, utilizzo delle aree delle popolazioni locali. Il gioco è ben congeniato e si sviluppa in modo esponenziale. Esponenziale è la crescita dei guadagni, esponenziali sono le potenzialità di ampliamento. Il tutto fino al punto critico che quando si raggiunge, riserba una sorpresa.

Molto interessanti e suggestivi gli scenari, che sono costruiti in modo crudo e per questo li apprezzo.

Se dovessi muovere una critica al gioco, sarebbe questa: l'idea dell'intero game è incentrata sulla dinamica buoni/cattivi,e sulla contrapposizione tra lobbysti e ambientalisti. La stessa amministrazione e la corsa per le elezioni sono stilizzate in questo modo. Secondo me questo passaggio è il punto debole del gioco, perchè non rappresenta la trasversalità delle lobby nell'amministrazione americana. Negli USA non esiste un partito del petrolio e uno non del petrolio. Certo, Bush è sicuramente più compromesso di Obama con le lobby petrolifere. Ma non commetterei l'errore di ritenere il Partito Democratico esterno alle dimaniche di lobby. Ovviamente capisco che nelle dinamiche semplificatorie di un gioco non ci sia spazio sufficiente per queste dinamiche e infatti la mia è una critica affettuosa e teorica. Non commettiamo l'errore di pensare a lobby buone negli States. Sarebbe un errore a vantaggio delle stesse lobby :)

PS, il gioco non è decisamente più difficile degli altri. Solo al terzo tentativo son riuscito a finire le risorse di petrolio.


Burattini del potere

segnalazioni, Cose pese — Inviato da ombra @ 10:44

11/11/08

Via Vinc3nt ecco un dossier interessante e leggero (nel senso della lunghezza) su Piazza Navona e sul suo significato, che è esattamente sulle tesi che ho espresso più volte su questo blog. D

a stampare ed incollare in tutte le scuole.

Scaricalo e diffondilo

Oppure copia e diffondi il video della ricostruzione sul tuo blog.

 

 

 


Baracca Obama: capire di che morte morire

due parole — Inviato da ombra @ 19:01

07/11/08

Per tentare di capire una parte dei significati delle elezioni americane, invito ad ascoltare Back Beat, una trasmissione di Amisnet che ha dedicato un ciclo di puntate proprio sulla tornata elettorale statunitense. Qui trovate le puntate da scaricare o ascoltare.

Molto interessante soprattutto la puntata successiva alle elezioni, dove, tra l'altro ci si pone il dubbio legato al fatto che per la prima volta nella storia d'Italia, un partito italiano si dice essere in linea con il prossimo Presidente americano. Fino ad ora erano stati i Governi ad esserlo. Mai i partiti, neanche la Dc.

 

 

Interessanti anche le considerazioni sui punti del programma di Obama, che prevede di ampliare l'esercito di 65.000 unità e di 27.000 il corpo dei marines, oltre a finanziare il Plan Colombia. Proprio come dicevamo qui.


Oh Bah Mah: gioire con prudenza

due parole — Inviato da ombra @ 13:10

07/11/08


In questi giorni si percepisce ovunque un proliferare di spazi, opinioni e analisi su Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti. Molti commenti si concentrano sulla novità della sua figura e sul cambiamento che porterà nella politica interna ed estera degli USA. In particolare Repubblica è particolarmente fastidiosa.

Il dato da registrare e che di nuovo non c'è limite al peggio: ci eravamo così abituati ad essere sepolti nella mota del bushismo che adesso l'elezione di un nuovo Presidente statunitense ci appare come motivo di speranza e liberazione. Un segnale decisamente allarmante della piega di questi tempi. Per fortuna non esistono solo giornalisti abbagliati, ma anche gente più lucida. Riporto qui di seguito uno scritto di Paolo Barnard, ex giornalista di Report, che mi pare illuminante, rispetto al mito del cambiamento che incarnerebbe Obama. 

Il testo è pubblicato qui, ma io l'ho trovato qui. Buona lettura.

Obama? Gioire con prudenza, molta.

Obama Presidente. Rallegramenti, ma non abbiamo già visto questo film?

Circola ora un’euforia incontrastata, particolarmente qui in Italia, per le speranze che Obama presidente significhi un ritorno a politiche ‘illuminate’, qualcosa di più progressive, più di sinistra addirittura, una ventata di luce dopo gli otto anni di tenebre neoconservatrici in America e nel mondo. Questa aspettativa eccitata si è diffusa a pioggia, e come al solito è divenuta dogma acritico per una massa enorme di cittadini italiani di centrosinistra e sinistra propria, con ogni sorta di congettura declamata entusiasticamente dai soliti ‘informati’ commentatori di quell’area. Viva Obama, il mondo cambierà, è il coro. Ma non abbiamo già visto questo film?

 (Continua)

Indagato il sindaco di Villar Pellice per i morti dell'alluvione

due parole, Cose pese — Inviato da ombra @ 16:10

04/11/08

Era un po' di tempo che non parlavo delle mie vallate. Di solito mi piace descriverne le particolarità o le tradizioni, le modalità di coltivazione dei prodotti o le storie che la montagna conserva.

Invece ogni tanto tocca dover riprendere in mano le fila di discorsi fatti mesi addietro e che si rivelano tragicamente esatti. Sto parlando di alluvione e di morti. Dei 4 morti che la Val Pelice ancora piange oggi. Erano state poche le voci che si erano levate denunciando la non casualità di alcuni eventi, che invece erano da ricercarsi in un approccio ottuso e non curante del territorio, messo in atto da molte amministrazioni comunali.

Tra le voci, anche io in questo blog, con due articoli che ricostruivano l'idiozia della sordità:

Val Pellice: 4 morti annunciate - Val Pellice: la parola disgrazia

Oggi viene pubblicato su La Stampa un articolo che riferisce dell'iscrizione nel registro degli indagati, del sindaco di Villar Pellice, con l'accusa gravissima di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Un'accusa pesante e, a mio avviso, piovuta un po' come un capro espiatorio. Perchè è vero che ci sono responsabilità indubbie dell'Amministrazione comunale, ma è altresì corretto dire che queste responsabilità non possonoessere portate solo da questo sindaco. Il disastro dello scorso maggio è il risultato di decenni d'incuria e di cattivi investimenti sul territorio. Il risultato di molteplici livelli istituzionali che non hanno avuto come priorità la conservazione e la tutela dei torrenti e dei loro alvei.

Spiace aver ragione e spiace dover constatare che dopo 6 mesi in Val Pellice come in Val Chisone, come in tutte le zone colpite dall'alluvione, non si è mosso ancora nulla.

Di seguito trovate l'audio della trasmissione Ritagli di Radio Beckwith che si è occupata del Post alluvione in Val Pellice. Tra le altre cose è interessante ascoltare l'intervista al Sindaco di Torre Pellice che si trova costretto a dire che, per ora, gli abitanti della valle non possono sperare nella risistemazione degli alvei, perchè i soldi non ci sono.

[Download MP3 64 kbps - 14,5 Mb]

In questi giorni sta piovendo. Dobbiamo ricominciare a guardare con paura i fiumi?


Cosa insegna Piazza Navona

due parole — Inviato da ombra @ 21:15

03/11/08

Uno degli aspetti più significativi e per questo interessanti dell'Onda studentesca è la sua pervasività nella "provincia", un luogo tradizionalmente più sonnacchioso e distante il (presunto?) dinamismo cittadino. Invece no. In provincia come in città (e per provincia intendo anche le città medio-piccole) la mobilitazione è pervasiva nelle pratiche e radicale nei contenuti.

E' pur vero, tuttavia che ci sono dei distinguo che risiedono nella stessa cultura "provinciale" del mondo antistante le città e le metropoli. In primis la scarsa formazione politica (e con politica intendo l'arte nobile).

Una delle critiche maggiori alla serie di post che ho messo in piedi cercando di dare una ricostruzione scenica e di senso ai fatti di Piazza Navona è stata quella che io chiamo old_militant, e si sviluppa in questo modo: 

è scontato che la polizia se la faccia con i fascistelli ergo non ha senso stare a ripeterlo ogni volta restando aggrappati alla "denuncia" della commistioni ergo se si continua così non si fanno passi in avanti.

Può essere. Ma io la penso in modo diverso e credo che oggi esistano generazioni che non hanno udito parlare di quanto è avvenuto prima degli anni '90, se non che per qualche vago ricordo o accenno. Che esistano folle di persone che partecipano ai cortei studenteschi e non, non avvezze al dare per scontato militantesco, per cui se si parla di certi temi si pesca nell'ovvio. Credo che uno dei più grandi talloni d'achille dell'Onda risieda proprio nel non conoscere la storia passata e non rapportarcisi in modo maturo. E qui mi spiego. Ma prima un video per introdurre.

 

Il ciclo di riforme conclusosi con lo scempio Gelmini ha avuto formalmente inizio con il (compianto politicamente) Berlinguer e la sua memorabile riforma che ha spianato la strada al "privato come il pubblico" e al depotenziamento della scuola e del suo ruolo nel complesso sociale. Berlinguer è stato un precursore, un pioniere (e non per nulla plaudiva sulle colonne de La Stampa alla riforma Gelmini). Mi ricordo la contestazione a quella riforma, mi ricordo i metodi e i mezzi messi in campo durante quella contestazione e mi ricordo la frustrazione dell'utilizzo di questi mezzi e di questi metodi (un po' prigionieri delle mitologie del passato) e del seguito molto limitato che avevano, oltreche delle infinite ed inutili discussioni. Il mondo studentesco non era preparato ad una lotta di difesa della scuola pubblica, perchè nella sua contestazione si riferiva ad una lotta differente inaugurata simbolicamente nel '68, contestava il modello esistente. Una non coerenza tra mezzi e fini.

Per fortuna i metodi e le idee, nel sottobosco, si evolvono e per fortuna c'è chi lavora per ristabilire l'equilibrio mezzi/fini. Dicevo, non siamo più prigionieri del passato, delle mitologie, del '68 come modello. Ma corriamo un rischio: di confrontarci in modo negativo con quella storia. Perchè se è bene che le storie smettano di essere miti, è anche bene che con esse ci si possa confrontare in modo consapevole. Non avere mitologie non vuol dire dimenticare e consegnare all'oblio una storia, quella italiana degli ultimi 40 anni, e il significato che riflette sul presente.

Forse attraverso questo movimento "nuovo" si potrà avviare un confronto sereno con quella storia. "L'altra parte" lo ha già fatto, consegnando un panorama revisionista e sbilanciato. 

E allora è in questo che risiede l'importanza di far luce su e spiegare quel tipo di dinamiche. Quelle dinamiche che si sono sviluppate in Piazza Navona a Roma e che non gridano al complottismo. Dimostrano ciò che l'ovvietà ha consegnato al dimenticatoio: che le dinamiche dell'oggi possono essere spiegate e capite anche mediante l'esperienza di ieri. Che è importante spiegare collettivamente queste dinamiche alla luce anche dell'esperienza storica. Che non deve essere una gabbia in cui rifugiarsi, ma uno spunto per comprendere meglio la realtà.

Per evitare l'idiozia dei cori da stadio gridati in piazza. L'idiozia dell'equidistanza e della visione della storia imparziale. L'idiozia fascista del "Né rossi, né neri, ma liberi pensieri" pronunciata in piazza dalle formazioni nerissime per dividere invece che unire. L'idiozia dell'apolitica usata come giustificazione e del falso amico che ti pugnala alle spalle o che si fa largo con le spranghe proprio di fianco a te.

Qui una ricostruzione video della giornata molto ben fatta. Che andrebbe diffusa.

 


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