Il gusto italico del prodotto tipico
19/06/2008
Mi han sempre fatto molto ridere tutte quelle persone che negli ultimi anni si vedono spesso nelle sagre di paese e negli appuntamenti enogastronomici di qualsiasi territorio italico e che si improvvisano assaggiatori ed intenditori di sapori e gusti.
Sono buffi con i calici di cristallo, mentre ruotano dosi cavalline di vini e spumanti. Sono buffi mentre sperimentano improbabili accostamenti di cibi che probabilmente mai sono stati nello stesso piatto insieme.
Sembra essere diventata la nuova moda italica che, mentre riscopre il sapore del sangue dell'immigrato picchiato e intercettato sulle coste, mentre riscopre la necessità di capri espiatori per lavarsi la coscienza, si diletta nel risvegliare i sapori che la terra del sacro suolo nazionale gli dona.
Intendiamoci.
So apprezzare e propendo spesso per i prodotti autoctoni e della terra, possibilmente esterni alle filiere lunghe e da supermercato. Mi fanno semplicemente ridere quelli che si impellettano il viso e gonfiano le garretti ogni qual volta possono mostrare improbabili competenze nella selezione dei gusti. Magari correlando il tutto con un'occhio pendulo e qualche parola ostentante sicurezza d'azione.
Anche perchè speso sono gli stessi che tornando a casa si abbuffano di lipidi, grassi saturi e prodotti di plastica, giustificandosi dietro ai prezzi convenienti. Quanto biasimo per tutto questo ormone sprecato.
C'è da dire che per una volta bisogna dare ragione a 


