ombra

Quando il giornalismo si fà gossip

segnalazioni — Inviato da ombra @ 21:00

02/06/2008

Secondo me questo passaggio di questo articolo della stampa, meriterebbe un premio come miglior articolo di Donna Moderna.

Ma adesso la Digos vuole ricostruire ogni passaggio della situazione interna al Cpt. C’è il sospetto, anzi molto di più, che sia in atto una regia occulta. Gli ospiti possono utilizzare i telefonini e con questi comunicano con l’esterno. Tra collegamenti in diretta con Radio Black Out e proclami ai media, il livello di tensione si va progressivamente arroventando. Con effetti sorprendenti. Come quando, da Rbo, è stata trasmessa, in diretta, una comunicazione telefonica tra gli antagonisti e i centralini di una nota compagnia aerea del Nord Africa. I «solidali» controllavano i nomi della lista dei passeggeri in partenza, sapendo così in anticipo chi, tra i «reclusi» del Cpt doveva essere rimpatriato. Informazioni, in teoria, top secret, di difficile accesso persino per la polizia. Ma tranquillamente rese pubbliche dagli addetti della compagnia. Sui siti anarchici ci sono addirittura i numeri di telefono da chiamare per «le info». Sarà interessante ricostruire - attraverso i tabulati dei cellulari in uso a chi, dall’interno, ha gestito la rivolta di domenica scorsa e i tentativi di fuga - quali erano i contatti con elementi esterni. Tra cui un ex militante di «Prima Linea».

Capita così poco spesso di vedere un articolo di giornale così poco informato, così basso e povero, così tendenzioso. Come sei caduto in basso, Numa; una volta almeno ti inventavi cose molto più fantasiose


Val Pellice: 4 morti annunciate

due parole, Cose pese — Inviato da ombra @ 03:10

02/06/2008 

 


 

E' francamente sconfortante dover continuamente parlare di un luogo per denunciarne i disastri. Uno vorrebbe ogni tanto fare anche altro. Invece l'attualità impone di dire alcune cose, che per altro pochi dei luminari giornalisti qui in giro ha il coraggio e la pazienza di ricostruire. A ben pensarci il problema non è neanche il coraggio. Basta saper fare il proprio lavoro. Ma questi sono altri discorsi.

E allora parliamo ancora di Val Pellice, la valle degli alluvioni. Per la terza volta in 14 anni il territorio della provincia di Torino è stato martoriato da esondazioni, ponti che crollano e morti. Il bel paese olimpico, quel parco dei divertimenti (Torino Olympic Park) già in deficit di soldi, mostra tutte le sue contraddizioni.

Molti giornali e televisioni hanno parlato della Val Pellice, con stupore, riferendosi alle esondazioni. Certo, sono fatto non comuni quelli che vedono i fiumi esondare nelle vallate alpine piu' che in pianura. La metereologia ci spiega che questo avviene quando lo zero termico (il limite nel quale la precipitazione passa da piovosa a nevosa) è ad alta quota, sopra i 3000 metri. In questi casi il volume di pioggia è molto maggiore a quello della neve (che non cola via subito ma resta sul terreno e si scioglie progressivamente) e quindi l'acqua che si riversa in valle è tantissima. Fenomeni non consueti ma che tendono ad aumentare in questi decenni di surriscaldamento globale. Ce li dobbiamo aspettare sempre piu' spesso, quindi. Uno si aspetterebbe dunque che con queste previsioni facilmente reperibili ovunque, i comuni a rischio delle vallate del Nord-Ovest prendessero le giuste precauzioni.

Invece no. Ed ecco dimostrato che questo non sta avvenendo.

Senza andare troppo indietro nel tempo (ad esempio all'alluvione del 1994), nel 2000 un fenomeno analogo a quello di questi giorni ha interessato esattamente le medesime zone. Acqua in alta quota, fiumi in piena, morti e smottamenti.

A seguito di quell'immenso sfacelo, il Governo adottò il Decreto Legge n. 279/2000 che aveva delle disposizioni molto chiare: 

Art. 1 - Interventi per le aree a rischio idrogeologico e in materia di protezione civile

1. Le misure di salvaguardia per le aree a rischio molto elevato definite nell'atto di indirizzo e coordinamento emanato per l'individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all'articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, e successive modificazioni, di seguito denominato: "decreto-legge n. 180 del 1998", si applicano, sino al compimento della perimetrazione prevista dall'articolo 1, comma 1-bis, del medesimo decreto-legge, con riferimento alle tipologie di dissesto idrogeologico presenti in ciascuna area e fatte salve le piu' restrittive misure di salvaguardia gia' in vigore:

a) alle aree ricomprese nel limite di 150 metri dalle ripe o dalle opere di difesa idraulica dei laghi, fiumi ed altri corsi d'acqua, situati nei territori dei comuni per i quali lo stato di emergenza, dichiarato ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e' stato determinato da fenomeni di inondazione, nonche' dei comuni o delle localita' indicate come ad alto rischio idrogeologico nei piani straordinari di cui all'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge n. 180 del 1998, indicati nelle tabelle A e B, allegate al presente decreto;

b) nelle aree ad alta probabilita' di inondazione, come definite nell'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 1 ed identificate con delibera dei comitati istituzionali delle autorita' di bacino nazionali e interregionali, o dalle regioni, per i restanti bacini idrografici.

Parliamo del Comune di Villar Pellice, quello in cui sono morte 4 persone per "fatalità". Quel Comune venne inserito nelle zone alluvionate nel 2000 e quindi rientrava alla perfezione nel quadro normativo (pur non essendo inserito nelle tabelle A e B del ministero che indicano i comuni a maggior rischio). A dirci che quell'area è a rischio è anche un documento della Regione Piemonte (Valutazione Ambientale Strategica del piano degli interventi per i Giochi Olimpici Invernali Torino 2006) che a pagina 15, recita:

     Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico, oggi in corso di approvazione interessa, invece,
molte aree in cui ricadono opere previste nel Piano degli interventi dei Giochi Olimpici.
     Il Piano individua aree interessate da dissesto idraulico e idrogeologico, suddivise in tipologie
(frane, conoidi, valanghe, fenomeni di esondazione e di dissesto morfologico di carattere torrentizio) e
secondo diverse classi in base al livello di pericolosità (molto elevata, elevata, media o moderata). Ad
ogni tipologia individuata vi è associata una norma di limitazione all’attività edilizia, in riferimento ai tipi
di intervento della legge 457 del 1978, che sono più restrittive per i fenomeni ritenuti ad alta
pericolosità e meno per quelli a pericolosità media o moderata.
 (...)
     Nell’ambito delle valli interessate dai giochi olimpici tali aree sono state individuate su porzioni di
territorio gravemente alluvionate nel corso dell’evento dell’Ottobre 2000. Le perimetrazioni proposte
dalla Regione Piemonte sono state individuate nei comuni di Villar Pellice, Torre Pellice, Luserna SG,
in Valle Pellice, Inverso Pinasca, Pinasca, ed Usseaux in Val Chisone, Susa, Oulx in Valle Susa.

Toh, guarda, Villar Pellice. Ci si aspetterebbe dunque che in questi 8 anni il Comune predisponesse piani per la messa in sesto dei lugohi pericolosi. Invce accade altro.

Nel rapporto 2006 di Legambiente Val Pellice, in merito al rischio  indrogeologico di valle, si dice:

Dall’inizio degli anni ’90 il Torrente Pellice è stato oggetto di grandi lavori: milioni di metri cubi di materiale sono
stati asportati, centinaia di migliaia di metri cubi di massi e cemento sono stati messi “a difesa” delle sponde, milioni
di euro di denaro pubblico sono stati spesi per questo. Se dovessimo guardare ai risultati, prima e dopo l’alluvione del
2000, il bilancio non sarebbe molto positivo: il territorio non è oggi più sicuro di prima. Se cerchiamo di ragionare un
po’ possiamo abbastanza facilmente capire il perché. Prima di tutto non c’è stata una progettazione su tutto il bacino
del Pellice, non si è cercato di capire “come funziona” il corso d’acqua, quali sono i modi con cui “si sfogano” le piene.
Insomma, più che aiutare la natura a far bene il suo lavoro, si sono fatti degli interventi scoordinati, si sono tirati su de-
gli argini qua e là, senza capire che, quando si pensa di aver risolto un problema in un posto, se ne sono creati altri due
più a valle. In secondo luogo, invece di capire che il corso del fiume va tenuto il più naturale possibile (proprio perché
questo serve ad assorbire meglio le alluvioni), si è scavato, rettificato, ristretto: in queste condizioni la prossima allu-
vione rischia di essere ancora più distruttiva di quelle che l’hanno preceduta. Ma c’è poi un’impressione che molti
in Val Pellice ormai hanno in testa: se si fanno questi errori madornali non è un caso; in realtà, se i lavori vengono
fatti male, dopo poco tempo bisogna rifarli e così si fanno contenti il politico locale che “fa bella figura”, il progettista
che ci guadagna e, infine, le imprese che pure loro fanno buoni affari. Il tutto, naturalmente, con soldi pubblici che
potrebbero essere utilizzati meglio o risparmiati per altri più utili scopi. Gli esempi più “belli” di tutto questo li ab-
biamo adesso a Luserna San Giovanni. Un milione e mezzo di euro verrà “bruciato” per rifare dei lavori che erano stati
fatti male dopo il 2000; un esempio per tutti: si sono accorti che avevano fatto le scogliere senza fare le fondamen-  
ta! Ma anche sotto il ponte di Luserna sta succedendo un qualche cosa su cui sarebbe bene meditare: nel ’95 avevano scavato sotto il ponte togliendo tutti i massi e spianando per bene; adesso si sono accorti che i piloni andavano in      
erosione e hanno tamponato di nuovo tutto con massi e cemento (qualche altro centinaio di migliaia di euro...).     
Quale logica c’è in tutto questo? Forse un esame del tabellone che mettono ad inizio lavori (proponenti, progettisti,   
ditte esecutrici, importo dei lavori) potrebbe darci qualche utile spunto di riflessione. Su questi problemi Legambiente    
Val Pellice ha organizzato un convegno nel settembre del 2005, da quel convegno sono venute indicazioni (anche         
tecniche) molto utili; siamo sempre disponibili a sederci ad un tavolo per discutere di una gestione più ragionevole ed    
economica dei nostri corsi d’acqua. Gli amministratori locali sono disponibili a cambiare rotta?

La domanda non è casuale. Le Amministrazioni locali in questi anni hanno dormito sotto l'effetto della sbornia olimpica e martoriate dalle inchieste per i fallimenti di Agess, Tralcio e quant'altro. Gli interventi fatti son serviti a mangiare milioni di euro, con risultati nulli. Pochi (e molto teorici) sono stati gli interventi messi a punto sul territorio. Se nel 2006 era Legambiente Val Pellice ad allarmarsi, nel 2007 è stata Legambiente nazionale, che in uno studio-dossier, dal titolo Ecosistema a Rischio, evidenzia come il comune di Villar Pellice sia uno dei territori a piu' rischio idrogeologico piemontese e colloca tale rischio con un voto di 4.5 su 10, ovvero SCARSO. I maggiori pericoli deriverebbero dalla presenza di industrie e case a rischio idrogeologico, nonchè dalla mancanza di un piano d'emergenza comunale e di un'adeguata informazione dei cittadini. Si puo' consultare tutto qui, a pagina 47. Ovviamente non è l'unico, il comune di Villar Pellice, ad essere giudicato gravemente insufficiente. Altri comuni della zona, sono nelle medesime condizioni, come potete vedere.

Le previsioni di Legambiente sembrano oggi tremendamente profetiche, perchè proprio sotto una frana abbattutasi su di una casa, sono morte 3 delle 4 persone. Una strage annunciata? A quanto pare in parte si, anche perchè proprio in quel punto, nell'alluvione del 1977, si abbattè un'identico fenomeno franoso. Basta avre un po' di memoria.

La Stampa, il giorno dopo la frana, riportava la testimonianza di chi imputava al taglio massiccio degli alberi, parte delle cause. Puo' darsi. Sta di fatto che gran parte di quanto acaduto è copa dell'incuria umana, in special modo di chi ha sottovalutato le decine di moniti che arrivavano da sedi molto diverse. Per citarne uno, si puo' far riferimento alla Relazione Previsionale e Programmatica della Provincia di Torino 2006-2008 che indica a pagina 42 il Pellice come  bacino in condizioni scadenti. Si, SCADENTI.

E le Amministrazioni locali? Come reagiscono? Ecco un esempio:

Le alluvioni degli anni scorsi hanno gravemente danneggiato il nostro territorio, evidenziando le gravi mancanze del passato nella gestione e tutela del territorio. Grazie ad ingenti finanziamenti statali, molte cose sono state ripristinate, ma occorre procedere alla definizione di Piani territoriali di manutenzione ordinaria e straordinaria, e per questo sono molto utili i cospicui finanziamenti che l’ ATO già costituito per gestire su tutta la Provincia di Torino il ciclo integrato delle acque, mette,
ogni anno, a disposizione delle Comunità Montane.
Con tali finanziamenti si sono già attivate le procedure per la redazione dei Piani di manutenzione ordinaria su tutto il territorio della Comunità Montana, ai quali saranno affiancati gli studi per la redazione di Piani di manutenzione straordinaria,
mediante risorse proprie; per la stesura dei suddetti piani ci si dovrà avvalere della grande quantità di studi già fatti, in particolare, per la redazione dei PAI, dei Piani di Protezione Civile, dei Piani Forestali ecc.
Detti Piani dovranno individuare tutti gli interventi necessari, quantificandone i costi economici e stabilirne le priorità, mediante uno stretto rapporto con le Amministrazioni Comunali. In particolare, per quanto riguarda la realizzazione degli interventi che saranno previsti nei Piani di manutenzione straordinaria, ci si dovrà attivare per reperire le risorse economiche necessarie presso i vari Enti superiori, Regione, Provincia, AIPO, ecc. Invece, per le manutenzioni ordinarie del territorio già
finanziate dai fondi ATO, ci si dovrà avvalere della manodopera ed attrezzature degli agricoltori locali, come consentito dalla normativa vigente.
Infine, si dovrà fare le opportune pressioni presso l’AIPO, affinché porti a compimento tutte le opere ancora necessarie, per mettere in sicurezza il nostro territorio, su tutto il tratto del Pellice, di sua competenza.

L'estratto arriva dal Documento Programmatico 2004-2009 della Comunità Montana Val Pellice. Visto quanto successo, vorrei capire in che modo hano messo in pratica quanto esplicitato su carta. Il 2009 è tra 1 anno. Quanto tempo dobbiamo ancora aspettare? 

In Val Pellice una fatalità? Ma non fatemi ridere. Il disastro era annunciato. E l'inchiesta della Procura arriva un po' troppo tardi, così come l'allarme degli enti preposti.

 

*Update ore 12:00 - 02/06/08*

Per completezza, riporto due video esaustivi fatti da un viodeoamatore della valle. Il primo mostra la giornata del 29, il secondo la giornata del 30. Molto interessanti per farsi un'idea dell'incuria del territorio. Complimenti a chi ha girato i filmati.

 

 


*Update ore 12:00 - 03/06/2008*

> Vedi anche Val Pellice: la parola disgrazia


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