15/12/2007
Sarà
capitato a molti di navigare sul web alla ricerca di informazioni su di
un tema o argomento particolarmente interessante, privilegiando,
magari, le fonti che riteniamo indipendenti. Il web permette anche
questo.
L'informazione sul web oggi esiste, c'é. Il problema non è oggi
produrre informazione alternativa, ma riuscire a renderla fruibile,
visibile e sicura. Oggi tutti, dai blog ai provider, passando per siti
di ogni genere e testate giornalistiche on line, producono,
commercializzano, creano informazione. C'e' pero' un discrimine
nell'informazione, che non riguarda la sua natura, ma il modo in cui
viene costruita: corporativamente o cooperativamente, ovvero attraverso
un processo "editoriale" chiuso e di parte, o aperto con un disclaimer.
Non è un problema di chi costruisce il processo comunicativo. Il
problema è come viene gestito e con quale grado di apertura. Oggi la
maggior parte dei sistemi di social networking utilizza le nostre
informazioni (video, audio, testi e news attraverso piattaforme
multidimensionali, blog ecc) per crescere, incrementare guadagni e
stratificare le possibilità di accesso ai contenuti.
Oggi puoi scrivere sul sito di Repubblica, pubblicare il tuo video su Youtube, e il tuo audio su Myspace, oltre che aggiornare il tuo blog su Blogspot e controllare la mail su Gmail.
Cosa differenzia questi servizi dall'informazione costruita dal basso cooperativamente?
Con la nascita di Indymedia
nel 1999 questo la logica editoriale venne ribaltata: l'infomazione
veniva liberata nel suo processo editoriale e costruita su basi
cooperative.
Il superamento delle logiche mainstream sembrava allora una novità
assoluta. Ma effettivamente oggi, pur con le possibilità nuove che si
hanno, a livello di informazione "altra" non si è lontani da quel
livello di analisi e differenziazione. Un esempio è proprio Indymedia
con la sua storia.
Nel 2006 indymedia Italia
è entrata in un processo di ridefinizione ed ha congelato il sito
"storico". Nel web tutto è dinamico e quindi dopo qualche tempo la
mancanza di uno strumento cosi' forte e fino ad allora preponderante,
ha dato impulso ad altri progetti di comunicazione, che in parte
sopperivano al vuoto. Due esempi?
Informa-azione e Infoaut.
Due progetti analoghi, seppur diversi. Due siti di "area" in grado di
"stare sulla notizia" e di essere facilmente e velocemente aggiornati.
Un solo stile, però: una redazione chiusa che organizza
l'informazione secondo regole interne e che propone pacchetti
preconfezionati. Un modo di utilizzare l'informazione sul web che non
ha nulla a che invidiare con siti come il corriere o repubblica. Anzi, paradossalmente con un grado di chiusura piu' ampio.
La replica dello stile redazionale mainstream è la nuova frontiera del fare comunicazione "altra"
sul web? Pare di si. Non importa più il processo di costruzione.
Importano le appartenenze. Con un limite in più. Finchè l'informazione
viene costruita su basi cooperative, si attua un controllo sul processo
di produzione di contenuti e diffusione di dati. Il sistema non è
arbitrario e quindi si rischia meno di "dire cazzate" o diffondere dati
sensibili. Quando il processo redazionale è chiuso e arbitrario,
cominciano i dolori. Un esempio?
Ieri, 14 dicembre c'e' stata la sentenza di primo grado per il processo ai 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.
La procura sceglie la via dei buoni e dei cattivi, della legittimità o
meno di alcune pratiche rispetto alle altre. Agenzie di stampa, siti di
quotidiani ecc, pubblicano nomi, cognomi dati sensibili e generalità
dei condannati. Non ci si aspettava altro, ovviamente.
L'informazione corporativa di movimento? Fregandosene bellamente della
differna necessaria che dovrebbe intercorrere tra due processi
informativi che in teoria dovrebbero essere diversi, ecco quel che
accade:
In alcuni casi la notizia viene data riprendendo la fonte giornalistica tout-cour.
E' il caso di informa-azione. Una reinterpretazione dei dati mediatici,
utilizzata ribaltandone i criteri? No. Solo copia e incolla.
In altri casi invece si fa di peggio:
Infoaut e Processig8
pubblicano il PDF della sentenza con tanto di nomi, cognomi e dati
sensibili di tutti gli imputati. Come se fossero, l'agenzia stampa del
movimento, fregandosene delle accortezze necessarie per interfacciarsi
al web, pubblicano la sentenza. Cosa aggiunge questo tipo di
informazione, a quella del Corriere? Dove sta la differenza?
Cosa pensare dei dati personali spacciati sul web da chi dice di essere compagno o dovrebbe difendere gli imputati stessi?
O meglio: perchè dovrei considerare differente un'informazione
corporativa di movimento, da un'informazione corporativa di un giornale
mainstream? Dove sta il discrimine e la decenza di quel che si fa?
Primo Moroni diceva di socializzare i saperi senza fondare poteri.
Qui si va oltre. Si socializzano contenuti mainstream, fondando pseudo-poteri che rincorrono la logica informativa mainstream.
Lo specchio della realtà che viviamo ogni giorno.