La banlieue e la sua rappresentazione
27/11/2007
« Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani;
mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro il tizio per farsi
coraggio si ripete "fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a
qui tutto bene..." Il problema non è la caduta. Ma l’atterraggio.
»
Da due giorni la Francia brucia di nuovo. Le Banlieue sono di nuovo in
fermento dopo la morte di altri due
giovanissimi di 15 e 16 anni.
La Banlieue. Il non-luogo
europeo, l'alter-ego delle favelas sudamericane o degli slum
nord americani. Il prodotto della metropoli e del suo stile/ritmo di
vita.
L'eco
del 2005 e delle giornate di scontri dopo la morte di altri due
giovani che fuggivano dalla polizia, è ancora fresco.
Il riferimento alla pagina di wikipedia mi pare il piu' completo ed
aggiornato della rete. Quelli sono i dati. La cosa interessante è
l'estetica della banlieue. Un'estetica difficile da comprendere per via
degli schemi facilitatori cui i media ci sottopongono.
Ad esempio nei film. Due sono i film che, in modi diversi raccontano
l'estetica della banlieue come non-luogo.
Il primo è L'Odio.
Pellicola famosa di Mathieu Kassovitz del 1995 con Vincent Cassel tra i
protagonisti. Un film duro e da non perdere in nessun caso. Ma che ha il
limite di fermarsi spesso all'estetica e mai concentrarsi sui
processi.
Come dice Toni Negri in un passaggio di questa intervista,
il film che descrive davvero la banlieue è L'esquivé (La schivata), del
2005 e vincitore del Premio César
come Miglior Film e Miglior Regia. Riporto il passaggio del'intervista de
La Stampa, perche' mi sembra molto interessante:
Le donne islamo-francesi sulle barricate parigine non ci sono, ha
notato? Ha ragione Olivier Roy, non ci sono perché sono più brave dei
maschi, si integrano di più, dunque hanno meno rabbia? Oppure perché i
fratelli e i mariti le tengono segregate?
«Io sarei cauto. Lei dice che non ci sono? Mah. Sono stato da poco a
Teheran e ho visto come le donne giocano l’hijab in chiave sempre più
rivoluzionaria, abbassandolo un centimetro di più ogni ora. Eppure non si
vede. E a Parigi magari non sono state fotografate ma cosa crede, che
questi giovani che bruciano auto non facciano l’amore? Che dietro ognuno
di loro non ci sia una donna? Il vero film per capire la banlieue non è
L’odio di Kassovitz, metallico, freddo. Il vero film è L’esquive, La
schivata. Una professoressa cerca di far recitare a una classe
arabo-maghrebina un testo di Marivaux. All’inizio tutti si applicano. Poi
qualcosa si rompe. E proprio le vicende erotiche e affettive che si
instaurano tra i ragazzi produrranno la rivolta. Alla fine la classe si
rifiuta di recitare il Gioco del caso e dell’amore, che è la commedia
della borghesia bianca. Allo stesso modo, anche le ragazze islamo-francesi
della banlieue usciranno profondamente modificate, e partecipi di questa
rivolta».
La rivolta e la banlieue come esperienze di vita, di amore, di autoaffermazione. Il tentativo di uscire dall'imposizione di immaginari morti e di dimostrare il proprio essere in vita.
La morte circonda la banlieue, sia nell'estetica, sia nelle azioni della polizia.



