ombra

La banlieue e la sua rappresentazione

due parole — Inviato da ombra @ 20:38

27/11/2007 

« Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani; mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro il tizio per farsi coraggio si ripete "fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene..." Il problema non è la caduta. Ma l’atterraggio. »

 

Da due giorni la Francia brucia di nuovo. Le Banlieue sono di nuovo in fermento dopo la morte di altri due giovanissimi di 15 e 16 anni.

La Banlieue. Il non-luogo europeo, l'alter-ego delle favelas sudamericane o degli slum nord americani. Il prodotto della metropoli e del suo stile/ritmo di vita.

L'eco del 2005 e delle giornate di scontri dopo la morte di altri due giovani che fuggivano dalla polizia, è ancora fresco.

Il riferimento alla pagina di wikipedia mi pare il piu' completo ed aggiornato della rete. Quelli sono i dati. La cosa interessante è l'estetica della banlieue. Un'estetica difficile da comprendere per via degli schemi facilitatori cui i media ci sottopongono.

Ad esempio nei film. Due sono i film che, in modi diversi raccontano l'estetica della banlieue come non-luogo.
Il primo è L'Odio. Pellicola famosa di Mathieu Kassovitz del 1995 con Vincent Cassel tra i protagonisti. Un film duro e da non perdere in nessun caso. Ma che ha il limite di fermarsi spesso all'estetica e mai concentrarsi sui processi.
Come dice Toni Negri in un passaggio di questa intervista, il film che descrive davvero la banlieue è L'esquivé (La schivata), del 2005 e vincitore del Premio César come Miglior Film e Miglior Regia. Riporto il passaggio del'intervista de La Stampa, perche' mi sembra molto interessante:

Le donne islamo-francesi sulle barricate parigine non ci sono, ha notato? Ha ragione Olivier Roy, non ci sono perché sono più brave dei maschi, si integrano di più, dunque hanno meno rabbia? Oppure perché i fratelli e i mariti le tengono segregate?
«Io sarei cauto. Lei dice che non ci sono? Mah. Sono stato da poco a Teheran e ho visto come le donne giocano l’hijab in chiave sempre più rivoluzionaria, abbassandolo un centimetro di più ogni ora. Eppure non si vede. E a Parigi magari non sono state fotografate ma cosa crede, che questi giovani che bruciano auto non facciano l’amore? Che dietro ognuno di loro non ci sia una donna? Il vero film per capire la banlieue non è L’odio di Kassovitz, metallico, freddo. Il vero film è L’esquive, La schivata. Una professoressa cerca di far recitare a una classe arabo-maghrebina un testo di Marivaux. All’inizio tutti si applicano. Poi qualcosa si rompe. E proprio le vicende erotiche e affettive che si instaurano tra i ragazzi produrranno la rivolta. Alla fine la classe si rifiuta di recitare il Gioco del caso e dell’amore, che è la commedia della borghesia bianca. Allo stesso modo, anche le ragazze islamo-francesi della banlieue usciranno profondamente modificate, e partecipi di questa rivolta».

 


La rivolta e la banlieue come esperienze di vita, di amore, di autoaffermazione. Il tentativo di uscire dall'imposizione di immaginari morti e di dimostrare il proprio essere in vita.
La morte circonda la banlieue, sia nell'estetica, sia nelle azioni della polizia.

 


TrashVision.TV

segnalazioni — Inviato da ombra @ 13:26

20/11/2007

Da più parti negli ultimi anni il discorso che attiene le tecnologie ed il loro utilizzo sembra essere divenuto uno dei motivi principali di interesse per i media nazionali e locali. Dai sistemi di social networking ed il loro effetto sulla vita reale, fino ad arrivare al se e come controllare il loro utilizzo. Il problema, come in ogni caso e non sfociare (come invece spesso si sente) sulla criminalizzazione del mezzo per via dell'utilizzo ritenuto sbagliato. Si criminalizza la marijuana per un utilizzo che se ne fa (trascurando gli ormai evidenti risultati in campo medico) e si criminalizza il web perchè è utilizzato dalla gente e quindi ne rispecchia pregi e difetti, bontà e tristezze.

Questo succede meno spesso per la televisione, che è uno strumento ormai giudicato indispensabile ad una corretta vita informata e quindi inserita.

C'è chi pero' è in grado di parlare di televisione utilizzando il veicolo artistico per evidenziarne alcune caratteristiche saliemti. Non si tratta, evidentemente, di criminalizzare un mezzo (che come tanti altri ha pregi e difetti) quanto di sottolinearne alcuni utilizzi per certi versi fastidiosi e grotteschi. E' proprio parlando di grottesco, che si puo' parlare della mostra "TrashVision.TV" di Guidi Fabrizi. La mostra è interamente visitabile on line sul sito del fotografo e consiglio di concentrarsi sui particolari, perchè sono significativi. Interessante anche la scelta stilistica di mantenere l'effetto "pixel" proprio della tv via cavo. Proprio bravo. 


Lanterne genovesi

segnalazioni — Inviato da ombra @ 22:01

15/11/2007

Ieri sera di ritorno dalla riunione di Indymedia Piemonte, mi sentivo un po' romantico.

E mi son messo a pensare a quelle finestre che quando viaggi in macchina a tarda ora, vedi ostinatamente illuminate. Il palazzo è buio, come il cielo. Le strade illuminate solo da lampioni più o meno vivi. E ogni tanto questo muro color buio, viene interrotto da finestre illuminate, da bagliori di vita che irrompono nella notte.

Chissà cosa faranno quelle persone alle 2 del mattino, con la luce accesa in salotto o in cucina. Magari si stanno divertendo, magari si concedono qualche ora di riposo al riparo dal trambusto metropolitano.

C'e' qualcosa di profondamente intimo in quelle luci.

Come c'e' qualcosa di profondamente intimo che sta per accadere e che riguarda la nostra storia recente e la riappropriazione di parole e gesti scippati. Genova. 6 anni di discussioni, litigi, movimento. La voce forte e perentoria di chi pretende di raccontare una sola verità. Di parte. Comoda.

Il grido di migliaia di persone che si preparano coralmente a scrivere le migliaia di altre storie. La riappropriazione dei sogni strappati, della memoria lacerata e utilizzata come compravendita di voti e prestigio.

Un'occasione per affrontare paure, incubi, ferite.

Un'occasione per riaccendere un lumino nell'edificio buio e desolato della memoria collettiva.


Scarica - Diffondi - Attacchina - GE07

segnalazioni — Inviato da ombra @ 13:20

 

 

Scarica - Diffondi - Attacchina 

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L'appello di Supporto Legale 


Iniziati i blocchi a Vicenza!

due parole — Inviato da ombra @ 11:17

 07/11/2007

Sono iniziati i blocchi all'aereoporto Dal Molin.

Dopo il muro contro muro del Commissario Costa, ieri sera diverse centinaia di persone hanno bloccato ad oltranza i due ingressi all'aereporto.

Per ora la situazione è tranquilla, anche se un militare italiano ha dato prova del proprio fervore. 

La solidarietà mutua corra! 

Aggiornamenti su altravicenza.it e nodalmolin.eu 


Sicuri da morire

due parole — Inviato da ombra @ 10:05

05/11/2007

"La sicurezza è la conoscenza che l'evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati."

Si fa un gran parlare di sicurezza in questi giorni. Non siamo d'estate ma i tormentoni si fanno egualmente sentire.

Si parla di sicurezza ed a farlo sono in molti, esaltandosi quando la reazione della "gente" sembra dar ragione alle proposte xenofobe che arrivano dal mondo politico.

A distinguersi in questi giorni sono gli esponenti di AN che, gongolanti, sono ovunque sui media ad esaltare la loro coerenza nel pugno duro contro tutti quelli che turbano le tre parole d'oro: Sicurezza, Repressione, Ordine.

Ad elencarle, Gianfranco Fini ieri alla trasmissione di Lucia Annunziata.

La Annunziata, che non si è smentita ed he recitato alla perfezione il suo ruolo da stoccafisso, incalzava il Gianfranco sul tema delle sicurezza, e si trovava poi costantemente a rincorrere il linguaggio e le argomentazioni "destre". Un tema molto attuale.

Una cosa, tuttavia, mi ha colpito. Per la prima volta in modo cosi' chiaro, il leader di AN ha pronunciato una frase davvero molto pericolosa.

Cito a memoria:

"Dobbiamo finire di pensare al modo tradizionale di intendere ilreato. La responsabilità del reato è personale e non dettata dal contesto".

Parole pesanti come pietre, che, credo l'Annunziata non abbia nemmeno capito. Con questa semplice frase viene messa da parte non solo un'intera branca del diritto, ma anche l'impianto stesso delle politiche socio-sanitarie dell'ultimo secolo.

Il reato come colpa innata e l'ombra del NeoLombrosismo, sono gli scenari che la destra democratica del 2000 ci propone. La cosa triste e preoccupante tuttavia è l'assenza di un'impostazione differente che si contrapponga a questa affermazione di principi, che nega decenni di storia.

L'Annunziata, lei in rappresentanza dell'intero mondo centrosinistro, sono catatonici e ripetono sempre la stessa frase: "La sicurezza è un diritto". Che di per sé non è diversa da quello che dice Fini.

Per chiudere, una vignetta di un amichetto, che mi è stata segnalata da un'amichetta :) .

Ottima

 


 


[17 novembre] La storia siamo noi

segnalazioni — Inviato da ombra @ 14:11

LA STORIA SIAMO NOI
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre

"La storia siamo noi" non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i paladini dell'ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l'energia di centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e
realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25 persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l'operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro
il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007
LA STORIA SIAMO NOI

Precenti puntate: [1] - [2] 


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