ombra

Lettera da Oaxaca ad Amnesty International

segnalazioni — Inviato da ombra @ 18:52

03/08/2007 

Mi segnalano e traduco questa lettera di una donna di Oaxaca, ora esule, rivolta ad Amnesty International.

Grazie a maite e pinokkio per l'aiuto nella traduzione. (parentesi e link sono miei)

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Alla Sig.ra Irene Khan, Segrataria Generale di Amnesty International

Sono la dottoressa Bertha Elena Muñoz Mier, conosciuta come la "Dra. escopeta" (Dottoressa scopetta, radio ciudadana è una radio di Ulises Ruiz, il Governatore di Oaxaca), nome che mi venne messo a "radio ciudadana", durante il mese di novembre 2006, e che assunsi con orgoglio.
Partecipo al movimento a partire dal 14 di giugno, quando con alcuni alunni della Facoltà di Medicina della UABJO (l'Università di Oaxaca), andammo nel centro della città per prestare aiuto di tipo medico ai maestri e alle maestre aggrediti; i giorni seguenti collaborai con la sezione 22 prestando cure mediche ai compagni dell'istituto magistrale, attività che realizzavo all'uscita della mia giornata di lavoro nell'ospedale "Aurelio Valdivieso" della Segreteria della Salute dello stato e che eseguii fino a quando l'istituto magistrale decise di radunare le classi, in modo che insieme con gli altri compagni/e decidemmo di metterci come presidio medico nello zocalo, al termine delle nostre giornate di lavoro.
Il giorno che tentarono di sgomberare la radio universitaria andai con molta gente a dare aiuto e li' fu dove mi accorsi che non avevamo il necessario per prestare le cure mediche in quella circostanze e che era molto importante organizzare tutto prima dell'arrivo della Croce ROssa; per questo si cominciò a creare un posto di primo soccorso, che venne posto in modo definitivo nell'Aula della scuola di veterinaria, di fronte alla sede della radio universitaria; ci venne prestata l'ambulanza della Facoltà di medicina e anche potemmo avere aiuto per avere strumenti e equipaggiamenti necessari, come laringoscopi, misuratori di pressione, stetoscopi, barelle, collari, ecc..

Si formò un'equipe di studenti di medicina, medici e mediche, infermieri, non molti e non il numero necessario, ma potemmo mantenere il posto di primo soccorso fino a quando si trovò come integrare le istallazioni nel rettorato dell'Università a fine novembre.

Stavamo funzionando, ininterrottamente, da 4 mesi e mezzo. Abbiamo accompagnato la marcia a piedi durante tutto il tragitto dalla Città di Oaxaca a Città del Messico, con la ambulanza, con la quale ci toccò tra le altre cose trasportare il compagno che morì durante la marcia, fino all'ospedale piu' vicino, oltre a curare gli infortuni che accadevano durante la marcia e anche casi di ipertensione, diabete, epilessia e altri problemi di salute. Nel tragitto si presentarono anche molti casi di puntura di scorpione, che fortunatamente abbiamo risolto.

L'ambulanza accompagnava anche tutte le manifestazioni ed i cortei nella città di Oaxaca, distribuendo acqua, aspettando le persone isolate e anche cercando di mantenere l'ordine e controllare i provocatori, tutto riportato e ripreso dai mezzi di comunicazione; in molte occasioni l'ambulanza si frappose tra polizia e compagni per evitare il confronto e inqueste occasioni, la stessa ambulanza venne fatta oggetto di lanci di lacrimogeni e "gasata" dalla PFP.
Coprivamo quei posti come le emittenti radio occupate, i blocchi,i picchetti, le barricate per occuparci delle persone ferite; alcuni si soccorrevano direttamente sul posto, altri erano trasferiti al punto di pronto soccorso e ,chi era in condizioni piu' gravi, negli ospedali. Tutte queste attività sono state realizzate con l'uniforme o il camice bianco; in due occasioni, in cui accudivamo su chiamata, come la notte in cui uccisero il compagno in radio, ricevemmo falsi allarmi per spostarci in un altro luogo e in quei giorni arrivarono al punto di arrestarci.

Il giorno in cui uccidero il giornalista nord americano (Brad Will, di indymedia New York che riprendeva gli scontri), abbiamo curato in quel luogo a trasportato due feriti da arma da fuoco, uno ad un ospedale specialistico e l'altro all'ISSSTE e durante il tragitto di questo secondo viaggio, trasportammo gli assassinati, non solo Brad, ma acnhe altri compagni.

Piu' tardi, lo stesso giorno cercammo di andare a Sta Ma Coyotepec a cercare di aiutare i compagni pero' non riuscimmo ad avvicinarli, perchè visto che arrivavamo nell'ambulanza con le luci e le sirene accese, non si avvicinarono e ci tirarono addosso le pietre, a causa delle quali abbiamo dovuto tornare indietro; durante il tragitto raccattammo un compagno ferito da un proiettile ad un braccio, e lo portammo a San Antonio de la Cal, dove fortunatamente una compagna medica di quella località ci ha appoggiato; le lasciammo il materiale di cura e i medicamenti e portammo i feriti che necessitavano di cure ospedaliere, agli ospedali, in particolare all'ISSSTE; il compagno ferito al braccio lo portammo all'ospedale Aurelio Valdivi
eso, dove l'orientamento politico del direttore dell'Ospedale, totalmente favorevole alle forze di polizia, ci obbligo' e prendere il compagno e portarlo da un'altra parte.

Infine, ci sarebbero molte cose da raccontare, posso quindi dire con molto orgoglio che abbiamo in ogni momento appoggiato i compagni, non solo io, ma tutta l'equipe.
Quando la radio universitaria ha ricominciato a trasmettere, ero nel posto di primo soccorso, e i ragazzi della radio vennero ad avvisarmi che da un'ora trasmettevano di nuovo, e questo mi riempi' di allegria, e sono andata nella prima trasmissione diventando , per uno scherzo del destino, conduttrice di radio universitaria, senza certamente scordarmi del posto di primo soccorso e del lavoro medico.
Durante tutta questa fase, ho ricevuto minacce di ogni tipo; le minacce non erano solo contro di me, ma anche contro i miei figli, che stavano anche loro partecipando al movimento.
A partire dal 2 novembre io non ho potuto andare a casa mia, perchè era sotto sorveglianza e le camionette verdi della polizia andavano e venivano continuamente; questo lo possono testimoniare i vicini. Da "radio ciudadana" invitavano ad uccidermi, davano l'indirizzo di casa mia dicendo che l'avrebbero incendiata, davano informazioni sui miei figli, ecc, e mitelefonavano anche sul cellulare e alla radio, minacciando di violentarmi con il microfono, tagliarmi la lingua, ecc, ecc..
Incominciarono ad andare a bersagliare Radio Universitaria tutti i giorni, la mattina presto, prima delle 7, ed in una di queste occasioni ferirono gravemente un compagno che portammo all'IMSS. Le aggressioni erano costanti e di ogni tipo.

Durante il mio impegno alla radio ho sempre invitato alla calma, alla resistenza pacifica, eccetto che il 2 di novembre quando ho invitato alla difesa di Radio Università. Non avevamo alternative, era molto importante mantenere l'unico mezzo di informazione di massa che avevamo.
Viste le molte minacce che coinvolgevano la radio, ho dovuto abbandonare Oaxaca e andare a Città del Messico, nascosta e apparentemente al sicuro; tuttavia alcuni giorni dopo la nascita e la messa in streaming di Radio Planton, incominciarono nuovamente il boicottaggio e le minacce. L'ultimo mese e mezzo che sono stata in Messico cambiai sei case differenti e in due occasioni i sicari di Ulises erano quasi sul punto di prendermi, non per arrestarmi, anche se ho molti ordini di cattura, ma per farmi sparire (desaparecida), visto che pare fosse questo l'ordine.
Anche i miei figli sono dovuti stare nascosti e quando fu possibile, dovettero andare via da Oaxaca.

La mia sezione sindacale, la numero 35 de SNTSA, in settembre si dichiaro' in difesa e appoggio al movimento e difese i lavoratori dell'ospedale dal primo di dicembre; certamente non potevo presentarmi al lavoro o pensare che il direttore generale della sezione (sindacale) si compromettesse per appoggiarmi; questo non successe e il 5 dicembre mi licenziarono per abbandono del lavoro, e dopo 29 anni di lavoro non mi venne pagata la liquidazione, le ferie, e tutti gli incentivi a cui ho diritto per legge e per ordine del Governatore, secondo quanto mi ha riferito il sindacato, la mia pensione è stata sveduta.

Non restava che andare via dal mio paese, per le minacce, i boicottaggi e le persecuzioni; sono uscita con l'appoggio di molti compagni solidali del Messico e di altri paesi, oltre che di organizzazioni per i diritti civili, ovviamente non di Oaxaca. Starò circa 3 mesi fuori dal mio paese, non in qualità di esiliata politica, anche se le cose continueranno cosi', dovro' crichiederlo.
Ci sono molte cose che mi piacerebbe raccontare, di quello che che vivo e ho vissuto, soprattutto rispetto al versante medico.
Ovviamente ci sono alcune domande a cui non rispondero'.

Ringrazio per la sua attenzione e l'appoggio che ci vorrete dare

Dra Bertha Elena Muñoz Mier

PS. Vi prego di informarmi se avete ricevuto questa comunicazione


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