Il [cul]to della propria immagine
27/05/2007
Come al solito, quando si parla di libertà nel web, il tema appare complesso e le soluzioni semplicistiche rispetto a comportamenti non ritenuti legittimi, si confondono con quella che è la voglia e pretesa di controllo. Un po' come quando accade che un comportamento sociale non ritenuto corretto/valido/legale, generi l'ansia di controllo generale verso quella tipologia di comportamenti. L'immigrato spaccia? Normiamo l'immigrazione. Un corteo sfocia in scontri? Tuteliamo le forze dell'ordine. Il comportamento incriminato diventa cosi' la scusa ed il volano che genere una spinta legalista per bloccare la reiterazione dello stesso comportamento. Ma queste sono considerazioni MACRO.
Ci sono poi comportamenti MICRO, che sono interessanti dal punto di vista psicologico. Il far parlare di sè in un'oceano come il web è uno degli obiettivi piu' importanti. Con l'avvento poi della blogosfera, una necessità per non scomparire. Ecco che quindi anche in questo caso le strategie singole od associate diventano molteplici. Tra queste, il mettere in campo comportamenti apparentemente nocivi e lesivi di sé, per far parlare de proprio personaggio virtuale o luogo di scrittura.
Non sempre, è vero, si tratta di mecanismi consci o voluti. Ma alcune volte si. Ora, noi non sappiamo se il caso in questione sia di un certo tipo o dell'altro. Fattostà che io personalmente non credo nelle coincidenze, specie se reiterate.
E cosi', un signore (di cui non scriverò su questo blog il nome per non farlo indicizzare di piu', ma sulla cui querelle vi rimando all'articolo di Carmilla ), giornalista e opinionista di alcune riviste, tra cui il Mucchio, ha trovato un mezzo sicuro e facile per far parlare di sé. I luoghi aperti di condivisione di informazioni, sono molti in rete, ma, ovviamente ce ne sono piu' e meno "prestigiosi".
Cominciamo con calma. Tra il 2005 e il 2006 il Newswire di Indymedia Italia viene inondato da uno dei tanti spammer di articoli ripostati da altri media, tra cui, il blog di quest'uomo. Qui si trova qualcuno di questi "contributi". L'autore dei "pezzi" si arrabbia, perche' i suoi articoli sono stati ripostati su indymedia e commentati. Il problema riguarda la legittimità di prelevare un contenuto da un sito e metterlo su di un'altro dove esso puo' essere smontato o commentato. Il giornalista si arrabbia perchè non vuole questa celebrità, e cosi' facendo entra in campo quel meccanismo che dicevamo prima, che sottolineando un concetto (la non notorietà) giunge all'effetto opposto, ovvero una grande notorietà. Sorprende ad esempio il fatto che in ogni articolo del giornalista fosse ad esempio citata la fonte e l'autore (cosa rara in internet). Questo e tante altre cose fanno rassomigliare il soggetto in questione ad uno di quei tanti personaggi sempre in cerca di notorietà. Il [cul]to della personalità che tanto fa parlare di sé e autocompiacere l'Ego.
In ogni caso la querelle finisce con una denuncia del giornalista, che evidentemente non sopporta i contraddittori. Strano pero' che mentre la sua storia con indymedia è molto travagliata [1] [2] (forse grazie anche alla notorietà che permetteva indy) quella con altri soggetti non lo è affatto, anzi.
In ogni caso ora che indymedia ha chiuso (per inciso come dice Wu Ming 1 , anche per un'incapacità di gestione di tutta l'immondizia che veniva messa online sul sito, anche da personaggi come quello citato), bisognava trovare un altro luogo sufficientemente ampio di visibilità. Ecco che dunque uno degli altri luoghi liberi del web viene preso di mira da questi sedicenti cattivoni che ce l'hanno con il povero giornalista. Il nostro prode si lancia quindi in un'ennesima querela verso wikipedia per la propria immagine a suo dire danneggiata. E i contatti sul suo sito schizzano in alto.
Negli utimi 14 giorni vesite sul sito sono schizzate su del 79% e le pagine viste del 96,5%. Non sono bruschette, ovviamente.
Il culto della personalità si nutre anche di questo. Come dicevano nelle teorie delle comunicazioni?
Che se ne parli bene, che se ne parli male, l'importante è che se ne parli. Il [cul]to della propria immagine prevale, come ormai è da trend, e prevale sui contenuti. I blog anche a questo portano.
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