ombra

La rappresentazione della violenza e il fenomeno Chiamparino

due parole — Inviato da ombra @ 15:43

Il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino, non è nuovo in quanto a sparate che lasciano il pempo che trovano. L'ultima in ordine temporale è di ieri, in occasione dell'incontro con Oreste Scalzone organizzato dall'Askatasuna. Ringalluzzito probabilmente dai sondaggi che lo danno come sindaco più amato d'Italia, in acerrima e spietata rivalità con il collega romano Veltroni, il prode Sergio si è quasi ingarbugliato su se stesso mentre dichiarava ospite sgradito alla Città di Torino lo Scalzone conferenziere. Il perchè? Sergio o spiega cosi' «La presenza di Scalzone è inopportuna, soprattutto in un momento come questo. Istituzioni e partiti devono dare un segnale chiaro nei suoi confronti e di chi gli dà spazio».

Un segnale che deve esere chiaro, e che deve essere il suo. Il conflitto sociale puo' generare eversione e quindi va governato da chi si colloca vicino ai movimenti di protesta. Poco importa il merito delle questioni o i perchè delle proteste. Il problema è di ordine sicuritario. Questo è il basso livello su cui ci si muove in termini di conflitto politico oggi. Nessuna elaborazione delle cause scatenanti i conflitti e nessuna voglia di fare i conti con il proprio passato recente e lontano. Un grado di dibattito che si sposta dall'imposizione di progetti e leggi all'imposizione di una condotta alla quale si deve attenere chi contesta. Al di là di ogni considerazione, è importante notare come l'intero dibattito sulla questione si sviluppi attraverso immagini di scenari futuribili e attraverso immagini mediatiche dell'odierno. Un dibattito sulla violenza che si scatena proprio attraverso le immagini e lo spazio che esse disegnano negli immaginari. Come le scritte contro la Binetti che, vorrei capire, di per sé, quale evidenza eversiva hanno. Se non quella delle ipotesi che si traccia e alle quali poi si crede.

Una dimensione che coinvolge anche chi, nelle intenzioni, vuole distruggere questo sistema, ma che al finale si trova a giocare sul campo avversario, attraverso "attentati dimostrativi" che sono più dimostrazioni che attentati. Una guerra a bassa intensità giocata sull'immagine da dare di sé, che punta da entrambi i lati, più al titolo di apertura dei giornali il giorno dopo che alla sostanza delle questioni in ballo. Siano esse il sistema carcerario, la precarietà o le lotte contro gli ecomostri. Ed è per questo che le immagini diventano pericolose.


Powered by NoBlogs.org and A/I Collective.