Oggi, stavo ascoltando di sfuggita il Gr Parlamento e mi è capitato di sentire il giornalista di turno che intervistava un tipo dell'Ulivo, chiedendogli: "E' singolare è che ci siano partiti al governo che dissentono su dei temi, ma dichiarano di votare a favore, perchè poi qualcuno finisce col prendere sul serio questo dissenso, giusto?". A parte il fatto che il giornalista-chioccia dimostra il suo essere vermiforme, ma in ogni caso, mi sembra uno scherma pensiero su cui fermarsi un attimo. Perchè non è la prima volta che lo si sente.
Quando dai banchi di maggioranza, opposizione, polizie varie, si fa riferimento alla violenza verbale che inciterebbe la violenza sociale, siamo di fronte ad un'analisi che nasconde completamente il contesto e si concentra sulla forma. Ora, il marketing odierno, che pure insegna molto alla politica oggi, ci insegna l'importanza della forma, della presentazione, in luogo di una perdita di senso del contenuto. Non sono importanti i temi e le questioni sostanziali, l'importante è la forma con la quale li si porta avanti. Qualsiasi essi siano. Vuoi fare un convegno revisionista? Bene, purchè non violento. Ti opponi alla costruzione di un ecomostro? Legittimo ma non devi essere violento. Il problema è la definizione di violenza che, ovviamente viene fatta da loro. Incitazione alla violenza diventa attacchinare in solidarietà a degli arrestati.[Su questa vicenda segnalo l'articolo del blog di beppe grillo, che mi pare uno dei più seri che ho letto]
Il problema, d'altro canto, è che nessuno di quelli che hanno animato i "movimenti" nello scorso decennio, oggi ha il coraggio i riappropriarsi della parola violenza, ponendo una propria definizione. Si ha paura di nominarla, la parola violenza. E così gli unici a parlarne sono i rifondaroli, che dicono che l'unico modo legittimo di sfilare in corteo è quello non-violento. Lo hanno deciso loro. Il tragico in questo è un'assenza di elaborazione della parola e del concetto. Perchè non si sa più COSA sia violento, se anche le parole, lo diventano.
E così ecco che il laboratorio della repressione, che sono gli stadi, comincia a dare i suoi frutti, con il Prefetto Antonio Manganelli [cognome onomatopeico], che dice "Ventimila tifosi vicini ai gruppi antagonisti anarco-insurrezionalisti". Eccolo là lo spingitore di repressione.
Spingitori di repressioni. E se non basta, spingitori di spingitori,di posto ce n'è. Tra poco, per la strada e in ogni luogo.
Forse la cosa migliore è cominciare a scavare i buchi, magari li si trova lì gli anarco-insurrezionalisti.