Universiadi torinesi: il Prucker che mancava
Ecco, allora vorrei soffermarmi un attimo su questo problema del clima, segnalando come probabilmente sia corretto l'atteggiamento intrapreso dal pianeta terra per eliminare l'infezione umana che lo assilla. Il pianeta si sta facendo venire la febbre, surriscaldandosi, e la cosa che va sottolineata è come sia normale che se si interferisce sugli equilibri essi cambino a sfavore dell'agente che interferisce. Cioè noi.
Ma il genere umano non sembra preoccuparsene. Certo, si lamenta contro le bizze di un tempo incomprensibile, ma lo fa sprofondando nel luogo comune più gettonato della storia: "Eh signora, sà... non ci son più le mezze stagioni" che di solito continua con "Ma dove andremo a finire".
Geniale. Certo non si sà dove andremo a finire. E, certamente, qualcuno si sta preoccupando della situazione. Ma lo fa ovviamente cercando di capire come questo interferirà con i suoi interessi. E quindi il caldo primaverile di questi giorni nelle mie zone ex-olimpiche e pre-universiadi fa notizia per ben altri motivi rispetto che, ad esempio, la desertificazione. Ammoniscono da agenzie di stampa e quotidiani on-line, che davvero, il tempo poteva metterci del suo e non fare come quei disfattisti dinoglobalanarcoisurrezionalistipseudoecologistitristi che criticano tutto e tutto boicottano. Proprio no. Uffa.
Tra un delirio e l'altro poi, spicca quello del GENIALE Ubaldo Prucker, manager dei grandi eventi torinesi. Costui, nel delirio della sua sbornia di potere, sentenzia a la Stampa:
«Siamo riusciti a preparare la pista nonostante il caldo di questi giorni e gli atleti troveranno le migliori condizioni possibili. Semmai, le difficoltà saranno aumentate da un fondo durissimo: la poca neve non nasconderà le ondulazioni del terreno. Se c’è un rammarico è non avere «sparato» più neve quando la temperatura lo avrebbe permesso: ci si è limitati al minimo indispensabile e adesso qualche preoccupazione non manca. Non per questi tre giorni, ma per le Universiadi che sono alle porte. Incrociamo le dita e speriamo nel freddo»
L'omino, che sarà pure un gran campione, ma col cervello di un [scegliete voi qui] pensa al suo orticello universitario marcio bestemmiando per non aver prosciugato qualche falda in più. Ma di questi giorni di caldo mediterranei sulle Alpi è contento: non gli farà sentire troppa nostalgia delle vacanze alle Bahamas della scorsa estate. Poverino.
Forse invece di pensare a sparare più neve, se il signor Prucker pensasse alle sparate che fa quando parla oppure a spararsi proprio, non sarebbe male. Sicuramente darebbe il suo contributo per guarire il pianeta. Il migliore.
PS: per la cronaca oggi, sulle montagne olimpiche sono previsti 20 (venti) gradi centigradi.



